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Titolo notizia“ReArm Europe”: prove tecniche di Difesa europea

In un contesto internazionale sempre più complesso, l’Unione Europea ha deciso di trasformare la strategia della propria sicurezza. “Siamo in un'era di riarmo. E l'Europa è pronta ad aumentare massicciamente la sua spesa per la difesa” - così lo scorso 4 marzo, Ursula von der Leyen ha annunciato il Piano “ReArm Europe”, un'iniziativa ambiziosa mirata ad aumentare significativamente le spese per la difesa fra gli Stati membri, segnando un cambio di rotta nell'approccio europeo alla sicurezza.

In un contesto internazionale sempre più complesso, l’Unione Europea ha deciso di trasformare la strategia della propria sicurezza. “Siamo in un’era di riarmo. E l’Europa è pronta ad aumentare massicciamente la sua spesa per la difesa” – così lo scorso 4 marzo, Ursula von der Leyen ha annunciato il Piano “ReArm Europe”, un’iniziativa ambiziosa mirata ad aumentare significativamente le spese per la difesa fra gli Stati membri, segnando un cambio di rotta nell’approccio europeo alla sicurezza.

Il piano si snoda attraverso cinque aree chiave. La prima parte prevede di attivare l’uso dei finanziamenti pubblici per la difesa a livello nazionale, attraverso la clausola di salvaguardia nazionale del Patto di stabilità e crescita. In questo modo gli Stati membri possono aumentare significativamente le loro spese senza innescare la procedura per i disavanzi eccessivi. 

La seconda proposizione si basa sulla definizione di un nuovo strumento incentrato su un budget di 150 miliardi di euro di prestiti agli Stati membri, favorendo un approvvigionamento congiunto tra gli Stati, per ridurre la frammentazione e aumentere l’interoperabilità della base industriale di difesa. 

La terza azione prevede di utilizzare il potere del bilancio dell’UE. 

Infine, gli ultimi due ambiti di azione mirano a mobilitare capitali privati ​​accelerando l’Unione del risparmio e degli investimenti e attraverso la Banca europea per gli investimenti.

Il funzionamento di queste cinque aree chiave è stato reso più evidente il 19 marzo, in occasione della presentazione del Libro bianco “Readiness 2030”, che delinea i testi giuridici alla base del Piano. In quell’occasione, è stata evidenziata la doppia denominazione “ReArm Europe Plan/Readiness 2030”, un dettaglio non trascurabile considerate le polemiche suscitate dall’annuncio del progetto di riarmo.

A sollecitare questo cambiamento è stata in particolare la premier italiana Giorgia Meloni, che aveva definito il termine “fuorviante per i cittadini”, e il suo omologo spagnolo, Pedro Sanchez, il quale ha puntualizzato come il termine stesso suggerisse un approccio alla sicurezza incompleto.

Di conseguenza, la Commissione ha deciso di avviare un graduale cambiamento nella denominazione del piano, per riflettere un insieme di misure più ampio rispetto al “semplice riarmo”. In questo contesto, Ursula von der Leyen ha sottolineato che l’architettura di sicurezza tradizionale non è più sufficiente, e che l’Europa deve procedere con una visione pragmatica, mirata a rafforzare la propria base tecnologica e industriale.

Specificamente, per salvaguardare la sostenibilità di bilancio, lo scostamento sarà limitato all’aumento della sola spesa per la difesa – utilizzando la categoria statistica “difesa” nella classificazione delle funzioni di governo (COFOG); fino a un massimo dell’1,5% del PIL per ogni anno di attivazione della clausola di salvaguardia nazionale; e per un periodo di quattro anni.

Verrà inoltre creato un nuovo strumento dedicato. SAFE (Azione per la sicurezza dell’Europa), permetterà di raccoglierà fino a 150 miliardi di euro sui mercati dei capitali, attraverso l’approccio unificato in materia di finanziamenti. I fondi, che saranno erogati agli Stati membri interessati su richiesta sulla base di piani nazionali, assumeranno la forma di prestiti a lunga scadenza a prezzi competitivi. 

Infine, il piano complessivo potrà contare per gli investimenti sul Gruppo Banca europea al fine di ampliare la gamma dei prestiti erogabili a progetti nel settore della difesa e della sicurezza. Oltre a far leva sul gruppo BEI, è prevista la mobilitazione dei capitali privati accelerando l’Unione del risparmio e degli investimenti. 

Con ReArm Europe/Readiness 2030, l’UE si prepara a mobilitare circa 800 miliardi di euro per garantire una difesa efficace. Non si può trascurare, infine, la spinta verso l’innovazione: il Libro bianco insiste sull’urgenza di trasformare la difesa attraverso tecnologie dirompenti come l’intelligenza artificiale e la tecnologia quantistica, evidenziando la determinazione dell’Europa a non perdere la corsa nella digitalizzazione della sicurezza.

Gaia Natarelli – PhD Candidate e docente UNINT

Coordinamento a cura di Ciro Sbailò

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