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Iran e il pericoloso stallo sul programma nucleare

Nell’attuale scacchiere geopolitico, la questione del programma nucleare iraniano riveste un’importanza cruciale e genera profonde preoccupazioni. Israele nutre la ferma convinzione che la Repubblica islamica stia accelerando lo sviluppo delle proprie capacità militari, alimentando un clima di forte allarmismo per la sicurezza internazionale. Un momento di estrema criticità nelle rivalità regionali è sopraggiunto il 13 giugno con lo scoppio della guerra dei dodici giorni, tra Iran, Israele e Stati Uniti, definita da Israele come “preventiva” per arginare una “minaccia nucleare imminente”. Vi sono stati ingenti danni ai siti nucleari e l’eliminazione fisica di alti vertici militari e ricercatori.

Il dibattuto programma nucleare iraniano

 

Nell’attuale scacchiere geopolitico, la questione del programma nucleare iraniano riveste un’importanza cruciale e genera profonde preoccupazioni. Israele nutre la ferma convinzione che la Repubblica islamica stia accelerando lo sviluppo delle proprie capacità militari, alimentando un clima di forte allarmismo per la sicurezza internazionale. Un momento di estrema criticità nelle rivalità regionali è sopraggiunto il 13 giugno con lo scoppio della guerra dei dodici giorni, tra Iran, Israele e Stati Uniti, definita da Israele come “preventiva” per arginare una “minaccia nucleare imminente”.  

Vi sono stati ingenti danni ai siti nucleari e l’eliminazione fisica di alti vertici militari e ricercatori.

 

                          Un possibile accordo resta remoto

 

Le preoccupazioni sono aumentate quando, un paio di mesi fa il JCPOA, Join Comprehensive Plan of Action, il trattato sul nucleare, ha raggiunto la sua scadenza naturale (a eccezione del Trattato di non proliferazione) e quindi sono state rimosse diverse restrizioni all’Iran.

Le ispezioni da parte dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) sono tuttora compromesse. La Repubblica Islamica rimarca i suoi intenti come pacifici, ma elimina ogni speranza sulla possibilità della ripresa dei colloqui con gli Stati Uniti, sostenendo che “non possono aspettarsi di ottenere attraverso i negoziati ciò che non hanno ottenuto con la guerra” e che Washington non è disponibile a “negoziati equi e giusti”, ribadendo di voler avviare delle trattative nella sola condizione che la diplomazia non tenti di imporsi su Teheran con degli ordini.    

L’escalation militare di giugno scorso ha avuto luogo in un clima di preesistente tensione tra l’Iran e Israele. Contestualmente, sebbene le relazioni con gli Stati Uniti non fossero ottimali, erano in corso da diversi mesi colloqui diplomatici volti al raggiungimento di un accordo sul nucleare. Il sesto e cruciale incontro negoziale si sarebbe dovuto tenere a Oman, appena tre giorni dopo l’offensiva israeliana.

 

      La Risoluzione dell’AIEA

 

La data del 12 giugno non ha coinciso solo con la scadenza dell’ultimatum di Trump all’Iran ma, soprattutto, con la Risoluzione GOV/2025/38 – appoggiata da Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Germania – dell’AIEA, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, che accusa la Repubblica islamica di detenere uranio arricchito fino al 60% di purezza (soglia prossima alla realizzazione di diverse bombe atomiche) e del mancato adempimento degli obblighi sulla salvaguardia del nucleare come previsto dall’NPT, il Trattato di non Proliferazione Nucleare, che il Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, dichiara essere “un pilastro essenziale della pace e della sicurezza internazionale e il cuore del regime di disarmo e non proliferazione nucleare. Il suo status unico si basa sulla sua adesione pressoché universale, sugli obblighi giuridicamente vincolanti in materia di disarmo, sul regime di garanzie di non proliferazione verificabili e sull’impegno per l’uso pacifico dell’energia nucleare”.    

In risposta, il Ministro degli Esteri iraniano e dell’AEOI, Agenzia per l’Energia Atomica dell’Iran, ha minacciato di adottare diverse misure, tra cui la costruzione di un nuovo impianto di arricchimento dell’uranio in un luogo segreto.    

Già l’inizio dell’anno si era rivelato burrascoso per la Repubblica islamica. Il presidente Trump ha ripristinato la “massima pressione sull’Iran” e il 4 febbraio ha firmato un Memorandum presidenziale sulla sicurezza nazionale (NSPM) che impone ingenti limitazioni quali il divieto di dotarsi di un’arma nucleare e di missili balistici intercontinentali, stabilendo inoltre la neutralizzazione della rete terroristica iraniana e il contrasto allo sviluppo di altre armi convenzionali e non. A far esacerbare i rapporti era già stata la reimpostazione di ingenti sanzioni economiche americane.

 

          Nuove sanzioni all’Iran 

 

Un ulteriore irrigidimento dell’Iran è sorto a fine settembre, quando l’ONU, a seguito dell’attivazione del meccanismo “snapchat” dagli “E3” – Francia, Germania e Regno Unito – ha reintrodotto le sanzioni all’Iran, sospese dal 2015 (in cambio dell’impegno iraniano di limitare la portata del programma nucleare), dopo che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha bocciato la Risoluzione di Russia e Cina, principali partner di Teheran, che chiedeva di ritardare l’operazione.

 

              La posizione internazionale: tra denunce e incitamento alla diplomazia

 

Nonostante gli ultimi sviluppi, il Presidente americano rimarca che la via diplomatica resta una strada percorribile, ma la controparte sostiene che la Risoluzione impostagli è illegale e ingiusta.

L’avvio alla mediazione è stato caldamente sollecitato anche dal Ministro per l’Europa e gli Affari Esteri francese, Jean-Noël Barrot, che in occasione dell’incontro con l’omologo iraniano a Parigi lo scorso 26 novembre ha ribadito l’importanza della collaborazione Iran-AEIA e che vi è un serio impegno da parte di Europa e Stati Uniti per la via diplomatica.  

L’attuale situazione post bellica è tutto tranne che stabile e rimane altamente probabile un ulteriore attacco da parte di Israele all’Iran, se si scoprisse che quest’ultimo prosegue nello sviluppo del suo programma nucleare. Per quanto riguarda gli Stati Uniti, il nuovo documento sulla National Security Strategy del presidente Trump descrive la Repubblica islamica iraniana come la principale forza destabilizzante del paese e il suo programma nucleare fortemente compromesso dagli attacchi americani e israeliani di qualche mese fa.

 

    L’Iran oggi. Crisi economica e timori di un nuovo conflitto

 

Attualmente la Repubblica islamica sembra essere orientata al rafforzamento della sua deterrenza militare missilistica, lavorando su una rapida ripresa del suo arsenale missilistico, e non sembrerebbe esserci alcuna speranza per una collaborazione con l’AIEA o per soluzioni diplomatiche.

La delicatissima questione nucleare si somma alle gravi difficoltà economiche interne, che hanno fatto calare la valuta iraniana ai minimi storici.

La popolazione, oltre a dover fare i conti con un forte rincaro dei prezzi, teme l’arrivo di una nuova ondata di conflitti con l’acerrimo nemico, Israele.      

 

Viscomi Rebecca – Collaboratrice GEODI    

Coordinamento a cura di Ciro Sbailò

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