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Iran: il leader supremo promette di "non fare marcia indietro" mentre le proteste si intensificano

Come riportato dagli autori dell’articolo, Leily Nikounazar e Aurelien Breeden (reporter per il New York Times a Parigi), venerdì 9 gennaio l'Ayatollah Ali Khamenei, Guida Suprema iraniana, ha promesso che il governo non cederà di fronte alle proteste che hanno sconvolto il Paese nelle ultime settimane, accusando i manifestanti di essere vandali che cercano di accontentare e compiacere il presidente Trump. Le autorità iraniane hanno annunciato ulteriori misure repressive contro le manifestazioni.

Estratto dell’articolo di Leily Nikounazar e di Aurelien Breeden, Iran’s Supreme Leader Vows to ‘Not Back Down’ as Protests Swell, per il The New York Times, venerdì 9 gennaio 2026.

 

Come riportato dagli autori dell’articolo, Leily Nikounazar e Aurelien Breeden (reporter per il New York Times a Parigi), venerdì 9 gennaio l’Ayatollah Ali Khamenei, Guida Suprema iraniana, ha promesso che il governo non cederà di fronte alle proteste che hanno sconvolto il Paese nelle ultime settimane, accusando i manifestanti di essere vandali che cercano di accontentare e compiacere il presidente Trump. Le autorità iraniane hanno annunciato ulteriori misure repressive contro le manifestazioni.

“Ci sono persone il cui compito è unicamente quello di distruggere”, ha asserito Ali Khamenei in un discorso televisivo a Teheran, la capitale.

Poche ore dopo, le autorità iraniane hanno dichiarato che i sabotatori non avrebbero ricevuto alcuna clemenza, dando l’impressione di segnalare che il governo avrebbe intensificato la repressione dei manifestanti, nonostante l’impegno di Trump ad aiutare i rivoltosi qualora fossero stati esposti ad un uso letale della forza.

L’Iran è sprofondato in un grave blackout di rete giovedì della scorsa settimana, mentre le manifestazioni che chiedevano la destituzione del governo si diffondevano e crescevano di dimensioni. Le proteste, che sono iniziate verso le fine del mese di dicembre per motivi economici, sono diventate mortali.

Infatti, come sottolineato dagli autori dell’articolo in questione, Amnesty International, una delle più significative organizzazioni mondiali per la tutela dei diritti umani, giovedì 8 gennaio ha dichiarato che almeno 28 manifestanti e astanti, tra cui alcuni bambini, sono stati uccisi tra il 31 dicembre e il 3 gennaio. Altre tre organizzazioni che si occupano di documentare e monitorare la difesa dei diritti umani (HRANA, con sede a Washington; Iran Human Rights, con sede in Norvegia; l’Hengaw Organization for Human Rights, anch’essa con sede in Norvegia) hanno stimato il bilancio delle vittime a più di 40.

Secondo l’Istituto per lo studio della guerra (ISW) con sede negli Stati Uniti, che sta monitorando le proteste, le manifestazioni si sono diffuse in decine di città in tutto l’Iran.

I video girati giovedì 8 gennaio e verificati dal New York Times mostravano edifici governativi in fiamme in tutto il Paese, compresa Teheran. Uno dei video mostrava incendi nelle strade di Kaj Square nella capitale, con migliaia di manifestanti che affollavano la zona.

Il Presidente della Repubblica Islamica dell’Iran, Masoud Pezeshkian, ha lanciato all’inizio di questa settimana un appello alla tolleranza e al dialogo, affermando che “qualsiasi comportamento violento e coercitivo” avrebbe dovuto essere evitato. Khamenei e altre autorità iraniane hanno usato invece toni molto più aggressivi.

“Ieri sera a Teheran e in alcuni altri luoghi, un gruppo di vandali è arrivato e ha danneggiato edifici appartenenti al proprio Paese solo per compiacere il presidente degli Stati Uniti”, ha sentenziato Khamenei.

Poche ore dopo il discorso di venerdì, il Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale iraniano ha rilasciato una dichiarazione in cui affermava che, sebbene le proteste fossero state scatenate dall’instabilità dei mercati, in realtà erano state poi guidate dai nemici stranieri dell’Iran, nello specifico Israele e gli Stati Uniti.

“È chiaro che coloro che hanno protestato contro le condizioni economiche non faranno nulla che possa peggiorare la situazione economica causando danni, né aggiungeranno ulteriore insicurezza ai problemi economici già esistenti”, si legge nella dichiarazione. “Le forze di sicurezza e la magistratura non mostreranno alcuna clemenza nei confronti dei sabotatori”.

I commenti, come evidenziato da Nikounazar e Breeden, suggerivano che il governo stesse ricorrendo a una strategia già vista e messa in atto in passato durante i periodi di disordini in Iran, quando le autorità rispondevano con la forza, ricorrendo ad arresti di massa e violenze per reprimere le manifestazioni.

L’ultima ondata di rivolte è iniziata a Teheran e in altre città con i commercianti che protestavano contro il crollo del valore del rial iraniano. Da allora si sono diffuse in tutto il paese, alimentate dalla rabbia generale contro il governo teocratico iraniano.

Khamenei, 86 anni, governa l’Iran da trent’anni come Leader Supremo. È al di sopra di tutti gli altri organi del governo e detiene il controllo totale del Paese.

Una folla di sostenitori ha intonato ‘Morte all’America’ durante il suo discorso di venerdì, in cui ha affermato che le mani di Trump sono macchiate del sangue degli iraniani rimasti uccisi in una guerra con Israele di 12 giorni svoltasi lo scorso giugno.

La guerra ha ulteriormente indebolito l’economia iraniana, che da anni è sottoposta ad una pressione costante e prolungata dovuta soprattutto alle sanzioni statunitensi ed europee legate alle ambizioni nucleari di Teheran.

“Non tollereremo di servire potenze straniere”, ha affermato Khamenei. “Chiunque voi siate, se lavorate per gli stranieri, il popolo e il sistema islamico vi rifiuteranno”.

Khamenei ha esortato i giovani a custodire e preservare la loro religione, il loro pensiero politico e la loro prontezza, aggiungendo che “una nazione unita supererà qualsiasi nemico”.

Trump ha recentemente vantato la sua capacità di usare la forza e la potenza militare per colpire o invadere le nazioni di tutto il mondo, come recentemente dimostrato dalla cattura del Presidente del Venezuela. Durante un’intervista rilasciata giovedì scorso a Hugh Hewitt, un commentatore conservatore americano, Trump è però stato evasivo quando gli è stato chiesto se ora intendesse forzare o meno un cambio di regime in Iran.

“Non voglio dirlo, ma vi dirò che non stanno andando bene”, ha detto Trump riferendosi al governo iraniano. Ha ribadito che, “se iniziano a uccidere persone, cosa che tendono a fare durante le loro rivolte”, gli Stati Uniti “li colpirebbero molto duramente”.

Alla domanda sulle decine di persone che sarebbero finora state uccise nelle proteste, Trump ha risposto che alcune sono morte nella calca, aggiungendo: “Non sono sicuro di poter necessariamente ritenere qualcuno responsabile di questo”.

 

Lorenzo Romagnoli, PhD Candidate

Coordinamento a cura di Ciro Sbailò

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