Ma le società dell’Europa occidentale negano ciò
I generali europei avvertono le popolazioni di prepararsi alla guerra. Ma le società dell'Europa occidentale negano ciò
- 23 Gennaio 2026
Estratto dell’articolo, Europe’s generals are warning people to prepare for war. But western European societies are in denial, per il The Economist, martedì 30 dicembre 2025.
“Dobbiamo accettare di perdere i nostri figli”. Come riportato in un articolo pubblicato nell’ultimo numero del settimanale inglese The Economist, Europe’s generals are warning people to prepare for war. But western European societies are in denial, per i cittadini francesi la dichiarazione rilasciata a novembre dal generale Fabien Mandon, capo delle forze armate, è stata un fulmine a ciel sereno. La possibilità di un conflitto con la Russia entro il 2030, ha affermato Mandon, significa che tutti, non solo l’esercito, devono essere pronti; la Francia sarebbe vulnerabile se non fosse preparata a soffrire. Le sue parole sono state accolte con indignazione e incredulità.
Infatti, come ha asserito il 15 dicembre scorso Blaise Metreweli, capo dei servizi segreti britannici, l’Europa occidentale fatica a comprendere che sta vivendo “in uno spazio tra la pace e la guerra”. Per i paesi vicini alla Russia, in particolare i Paesi baltici, la Polonia e i paesi nordici, il concetto di “preparazione alla guerra” è ben compreso. Ma in capitali come Parigi, più vicina ad Algeri che a Kiev, la minaccia sembra lontana: qualcosa da guardare ancora sul piccolo schermo.
Da qui l’allarme dei capi della sicurezza. L’11 dicembre Mark Rutte, segretario generale della NATO, ha sentenziato con tono cupo che “dobbiamo essere preparati per una guerra delle stesse proporzioni di quella che hanno vissuto i nostri nonni o bisnonni”. Qualche giorno dopo, il maresciallo Sir Richard Knighton, capo delle forze armate britanniche, ha dichiarato che la sicurezza “non può essere affidata solo alle forze armate”.
Tali avvertimenti vengono liquidati come tattiche intimidatorie da alcuni politici dell’opposizione. Fabien Roussel, leader del Partito Comunista Francese, ha accusato il generale Mandon di aver rilasciato un discorso basato su un “intollerabile bellicismo”. I governi europei, tuttavia, stanno iniziando a rispondere in due modi principali. In primo luogo, reintroducendo una qualche forma di servizio militare. In secondo luogo, preparando i civili al conflitto.
A dicembre, infatti, il governo tedesco ha approvato un nuovo modello di reclutamento nell’esercito. A partire dal 2026, tutti i diciottenni riceveranno un questionario per valutare la loro disponibilità a prestare servizio. Dal 2027, i diciottenni maschi saranno sottoposti a una visita medica. Ciò consentirà di creare un database delle persone che potrebbero essere mobilitate: parte di ciò che Boris Pistorius, ministro della Difesa, chiama Kriegstüchtigkeit, ovvero “preparazione alla guerra”.
Il mese precedente Emmanuel Macron, Presidente della Francia, ha annunciato dieci mesi di servizio militare volontario retribuito per i giovani dai 18 ai 25 anni, a partire dal 2026 (il servizio obbligatorio è stato abolito nel 1997). Donald Tusk, primo ministro polacco, sta valutando l’introduzione di un addestramento militare per tutti gli uomini adulti, anche se non ci sono ancora proposte concrete. Come in Germania e in Francia, l’obiettivo è quello di costituire una riserva e inviare un messaggio agli avversari.
Come sottolineato nell’articolo, sia la Francia che la Germania hanno tratto ispirazione dai paesi nordici. La Finlandia e la Norvegia, infatti, hanno adottato la coscrizione militare obbligatoria da decenni. Tutti i finlandesi vengono chiamati alle armi all’età di 18 anni e sono tenuti a contribuire alla difesa collettiva del paese. La Germania, nello specifico, sta basando il suo nuovo modello su quello più recente della Svezia. Nel 2018, nell’ambito della sua strategia di “difesa totale”, il governo svedese ha reintrodotto un sistema in base al quale tutti gli uomini e le donne devono registrarsi all’età di 18 anni. L’esercito arruola una piccola parte di loro per un periodo di servizio militare di 11 mesi. La maggior parte degli analisti della difesa ritiene che la Germania avrà bisogno, a un certo punto, del servizio obbligatorio per raggiungere i suoi ambiziosi obiettivi di reclutamento.
La risposta dell’Europa è tuttavia disomogenea. L’Italia, ad esempio, ha sospeso la coscrizione obbligatoria nel 2005. Guido Crosetto, ministro della Difesa, intende presentare al Parlamento nel 2026 un disegno di legge per la creazione di una forza di riserva volontaria. Ciò contribuirebbe a colmare il deficit di personale delle forze armate, pari a circa 30.000-40.000 unità. Tuttavia, i suoi piani rimangono vaghi. In Spagna il governo ha aumentato la spesa per la difesa, ma prevede solo un modesto aumento di 7.000 unità entro il 2029 e non si parla di coscrizione obbligatoria. Anche la Gran Bretagna, che ha ambiziosi piani di riarmo, non ne parla. Le sue forze armate stanno lanciando un programma di “anno sabbatico” per i giovani sotto i 25 anni.
Per quanto riguarda la preparazione dei civili alla guerra, il divario tra i paesi nordici, baltici e la Polonia da un lato e i paesi occidentali dall’altro è ancora più netto. Ogni anno la Svezia organizza una “settimana della preparazione” per sensibilizzare l’opinione pubblica. Nel 2024 il governo ha anche inviato a ogni famiglia un opuscolo di 32 pagine in cui si può leggere che “dal compimento dei 16 anni fino alla fine dell’anno in cui compi 70 anni, fai parte della difesa totale della Svezia e sei tenuto a prestare servizio in caso di guerra o minaccia di guerra”. La guida spiega cosa è necessario tenere in casa (batterie, torce, cibo in scatola, acqua in bottiglia, carta igienica e altro) e come raggiungere un rifugio della protezione civile. L’opuscolo equivalente della Lituania elenca tutto il necessario per sopravvivere per tre giorni, fino alla corda e al binocolo.
La Svezia, inoltre, prevede di aumentare la spesa per la protezione civile a 19,4 miliardi di corone svedesi (2,1 miliardi di dollari) nel 2028, rispetto ai 2,7 miliardi di corone svedesi del 2022. “Stiamo ponendo molta enfasi sull’adozione di un approccio che coinvolga tutta la società”, ha affermato Carl-Oskar Bohlin, ministro della protezione civile svedese.
Pochi paesi dell’Europa occidentale hanno qualcosa di simile. A novembre i Paesi Bassi hanno inviato a ogni famiglia un opuscolo sulla preparazione alle emergenze, compresa la guerra. La Francia ha preparato i propri cittadini agli attacchi terroristici, ma non al tipo di conflitto descritto da Rutte: “distruzione, mobilitazione di massa, milioni di sfollati, sofferenza diffusa”. Spagna e Italia non stanno nemmeno affrontando la questione pubblicamente.
Come riportato in conclusione dell’articolo, un sondaggio condotto in nove paesi e pubblicato a dicembre 2025 ha confermato le divisioni dell’Europa sulla minaccia: il 77% dei polacchi ritiene che ci sia un alto rischio di guerra con la Russia nei prossimi anni, contro solo il 34% degli italiani. Gli europei concordano sul fatto di non essere pronti. In media, il 69% ha affermato che il proprio paese non sarebbe in grado di difendersi dalla Russia, compreso l’85% degli italiani, il 69% dei tedeschi, il 58% dei polacchi e il 51% dei francesi.
Lorenzo Romagnoli, PhD Candidate