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Dopo l'accordo con TikTok, le aziende cinesi cercano una nuova strada a livello globale

Estratto dell’articolo di Meaghan Tobin, After TikTok Deal, Chinese Companies Search for a New Global Path, per il The New York Times, venerdì 23 gennaio 2026.

Estratto dell’articolo di Meaghan Tobin, After TikTok Deal, Chinese Companies Search for a New Global Path, per il The New York Times, venerdì 23 gennaio 2026.

 

Come riportato dall’autrice dell’articolo in questione, Meaghan Tobin (corrispondente del New York Times a Taipei), quando giovedì 22 gennaio il gigante cinese di Internet ByteDance ha ufficialmente diviso TikTok in entità separate per l’America e per il resto del mondo, tale accordo ha segnato la capitolazione definitiva per la sopravvivenza della popolare app negli Stati Uniti dopo una lunga e intensa battaglia durata sei anni.

L’esito della frammentazione di TikTok mette in rilievo la difficile scelta che devono affrontare le aziende tecnologiche cinesi con aspirazioni globali. Negli Stati Uniti, infatti, devono fare i conti con mutevoli linee di frattura geopolitiche, prolungate battaglie legali e sfiducia nei confronti di qualsiasi azienda con radici in Cina. In alternativa, potrebbero tracciare un percorso internazionale diverso, potenzialmente meno complicato ma senza poter avere accesso alla più grande economia mondiale.

Negli ultimi sei anni, mentre TikTok diventava un punto critico tra Cina e Stati Uniti, alcune aziende tecnologiche cinesi pensavano di aver trovato un modo per rendersi più appetibili agli occhi dei funzionari e degli investitori americani.

Una manciata di aziende, tra cui TikTok, ha trasferito il proprio quartier generale fuori dalla Cina (in luoghi come Singapore). Altre hanno speso milioni in marketing per promuovere familiarità tra i consumatori americani. Altre ancora hanno bloccato l’accesso agli utenti in Cina, rafforzando la tesi secondo cui non sono aziende cinesi.

  • Il “caso” della start-up Manus

Il mese scorso sembrava che la start-up di intelligenza artificiale Manus avesse trovato un modo per aggirare le logiche geopolitiche: Meta ha infatti annunciato di aver acquisito l’azienda per una cifra stimata di circa 2 miliardi di dollari. Manus è stata fondata da ingegneri cinesi e ha uffici affiliati in Cina, ma lo scorso anno ha trasferito la sua sede centrale a Singapore. I suoi prodotti oggi non sono più accessibili in Cina.

Manus ha attirato l’attenzione della Silicon Valley lo scorso marzo quando ha presentato un agente artificiale in grado di creare siti web e svolgere altre attività di codifica di base con un intervento umano limitato. A dicembre, Manus ha dichiarato di aver superato i 100 milioni di dollari di ricavi periodici annuali.

In Cina, commentatori e investitori del settore tecnologico hanno affermato che Manus aveva trovato il modo per raccogliere fondi dagli investitori americani, apparentemente senza un controllo normativo troppo rigoroso.

Solo pochi giorni dopo, però, il governo cinese ha dichiarato di stare indagando al fine di verificare se l’acquisizione di Meta avesse violato o meno le leggi del Paese in materia di esportazioni tecnologiche e investimenti all’estero.

La Cina, infatti, ha intensificato la supervisione sul “campo” tecnologico, in particolare nei settori chiave. Nel 2020, la Cina ha modificato le norme relative alle esportazioni delle aziende per includere una serie di tecnologie software. Questa modifica ha conferito al governo cinese il potere di approvare o rifiutare qualsiasi accordo relativo alla concessione di autorizzazioni per l’utilizzo della tecnologia di TikTok.

Come sottolineato da Meaghan Tobin, alcuni esponenti del settore tecnologico hanno iniziato a definire ‘China shedding’, che letteralmente significa ‘abbandono della Cina’, gli sforzi volti a “minimizzare le radici cinesi”. Nonostante il controllo normativo, affermano, l’acquisizione di Manus mostra ad altre start-up che e come è possibile farlo.

“Manus è la prima uscita di successo dal China shedding per una start-up”, ha dichiarato Kevin Xu, fondatore di Interconnected Capital, un hedge fund (fondo speculativo) che investe in aziende di intelligenza artificiale.

Le aziende cinesi hanno urgente bisogno di trovare nuovi mercati. Il crollo del mercato immobiliare ha reso i consumatori riluttanti a spendere. In tutti i settori, dalla consegna di cibo a domicilio ai veicoli elettrici, le start-up cinesi sono impegnate in un’intensa competizione intensamente per guadagni sempre più esigui: una situazione di concorrenza spietata che i responsabili politici hanno definito ‘involuzione’.

Inoltre, le start-up cinesi negli Stati Uniti sono sottoposte a un controllo sempre più rigoroso. Nel 2019, una commissione del governo statunitense ha costretto la società cinese proprietaria dell’app di incontri Grindr a cedere l’app per timori che il governo cinese potesse accedere a dati sensibili sugli americani, tra cui la loro posizione e le loro preferenze in materia di appuntamenti.

Al giorno d’oggi, le aziende cinesi che operano negli Stati Uniti sono tenute a conservare i dati degli utenti americani nel Paese e sono soggette a una maggiore supervisione da parte delle autorità di regolamentazione.

Tuttavia, il controllo normativo e politico sta spingendo alcune aziende cinesi a riconsiderare la possibilità di fare affari negli Stati Uniti e a rivolgersi dunque ad altri grandi mercati.

  • Le scelte forti delle aziende Meituan e Shein

Lo scorso maggio, Meituan, la più grande azienda cinese di consegna di cibo a domicilio, ha dichiarato che avrebbe speso 1 miliardo di dollari per avviare l’attività in Brasile.

Meituan è nota per il suo approccio senza esclusione di colpi. Ha operato in perdita per anni, offrendo agli acquirenti forti sconti e battendo dunque sul prezzo i concorrenti. Meituan ha utilizzato tattiche simili anche nel 2024, quando ha lanciato il suo servizio di consegna di cibo a domicilio, Keeta, in Arabia Saudita, dove è diventato rapidamente la piattaforma di consegna principale nella maggior parte delle grandi città.

Il Brasile, tra l’altro, come riportato dalla Tobin, è anche uno dei mercati più grandi per il rivenditore di fast fashion (pronto moda) Shein, che ha costruito tre magazzini vicino a San Paolo.

Shein è stata fondata in Cina, prima di trasferire il suo quartier generale a Singapore nel 2022. Lo scorso maggio, però, quando il presidente Trump ha bloccato una via d’uscita di lunga data che consentiva ai prodotti cinesi di valore inferiore a 800 dollari di essere spediti direttamente agli acquirenti negli Stati Uniti senza alcuna tariffa doganale, con questa mossa ha di fatto interrotto un collegamento vitale per società come Shein e Temu. 


  • La scelta forte di BYD e le battaglie legali di TikTok

Le aziende cinesi che producono macchine elettriche, alcune delle start-up in più rapida ascesa del Paese, sono state di fatto escluse dal mercato statunitense dopo che Washington ha imposto un dazio del 100%. L’anno scorso, la cinese BYD (Build Your Dreams) ha superato Tesla diventando il primo venditore mondiale di veicoli elettrici, ma le sue auto sono assenti dalle strade di New York e Detroit. BYD ha infatti puntato su mercati come il Brasile e la Thailandia, dove i suoi modelli più economici vengono venduti a meno di 15.000 dollari.

Per ByteDance, la scissione ha segnato un momento di svolta. L’azienda ha lanciato TikTok nel 2016 dopo aver acquisito Musical.ly, una app cinese che permetteva agli utenti di sincronizzare le labbra e ballare per creare i propri video musicali. Tuttavia, i fondatori di Musical.ly hanno evitato il mercato cinese e le sue restrizioni su Internet, puntando invece sugli adolescenti negli Stati Uniti e in Europa.

TikTok, come precisato dall’autrice dell’articolo, ha ingaggiato battaglie legali in tutto il mondo, dal momento che i governi sono sempre più allarmati dai suoi legami con la Cina e dalla sua ampia influenza, soprattutto sui giovani. L’app è stata parzialmente vietata o completamente bloccata in almeno 20 paesi.

Gli analisti hanno affermato che l’accordo di ByteDance per concedere in licenza la tecnologia di TikTok negli Stati Uniti rappresenta una via di mezzo: né un divieto totale, né una vendita forzata della società stessa.

L’accordo “apre la porta a tecnologie più essenziali, strategiche e avanzate che possono fluire dalla Cina agli Stati Uniti”, ha asserito Xu, citando potenziali opportunità per la tecnologia delle batterie e dei metalli delle terre rare, segmenti oggi di capitale importanza e dominati dalle aziende cinesi.

 

Lorenzo Romagnoli, PhD Candidate

Coordinamento a cura di Ciro Sbailò

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