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La manipolazione del Trattato 2+4 nella guerra cognitiva russa

Tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025, è diventata virale nei canali Telegram russi e filorussi (e successivamente su X) una narrazione secondo cui la Russia avrebbe revocato il “Trattato 2+4”; secondo questa teoria del complotto, il Cremlino avrebbe il potere di “annullare” l’unificazione tedesca o di revocare la sovranità della Germania perché l’Occidente avrebbe violato le clausole del Trattato sullo stato finale della Germania (noto, appunto, come Trattato 2+4, firmato a Mosca il 12 settembre 1990).

Tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025, è diventata virale nei canali Telegram russi e filorussi (e successivamente su X) una narrazione secondo cui la Russia avrebbe revocato il “Trattato 2+4”; secondo questa teoria del complotto, il Cremlino avrebbe il potere di “annullare” l’unificazione tedesca o di revocare la sovranità della Germania perché l’Occidente avrebbe violato le clausole del Trattato sullo stato finale della Germania (noto, appunto, come Trattato 2+4, firmato a Mosca il 12 settembre 1990).

La narrazione si poggia principalmente su tre pilastri falsi:

  1. la clausola NATO: si sostiene che il trattato vietasse l’espansione della NATO a est. In realtà, il testo vieta solo lo stanziamento di truppe straniere e armi nucleari sul territorio della ex Germania Est, restrizione che la Germania ha sempre rispettato;
  2. la revoca unilaterale: la fake news afferma che la Russia, in quanto Stato successore dell’URSS, può ritirarsi dal trattato rendendo la Germania di fatto ancora “occupata” o priva di sovranità internazionale;
  3. la “Germania S.r.l.”: quest’ultima si intreccia spesso con la teoria complottista dei Reichsbürger, secondo cui la Repubblica Federale di Germania non sarebbe uno Stato, ma una società commerciale gestita dagli Alleati.

 

Profili di cronaca

Il 21 febbraio 2024, l’agenzia di stampa statale russa “RIA Novosti” ha citato una richiesta del politico russo Juri Hempel. Hempel, membro del partito di Putin “Russia Unita”, è deputato al Consiglio di Stato della Crimea annessa dalla Russia e presidente della Comunità dei tedeschi di Crimea.

Hempel aveva chiesto che il cosiddetto Trattato 2+4 venisse denunciato, poiché la Germania non ne avrebbe rispettato le condizioni. Secondo la RIA, Hempe aveva affermato che la Germania non si impegnerebbe a favore della pace e non avrebbe mai dato attuazione agli accordi sulla sovranità tedesca. Tuttavia, Hempel era rimasto vago sulle conseguenze che, a suo avviso, avrebbe la denuncia del trattato. In ogni caso, la vicenda non ha avuto alcuna conseguenza concreta sulla validità del Trattato.

 

Perché è un falso storico e giuridico

Dal punto di vista giuridico, il Trattato 2+4 non prevede la possibilità di recesso unilaterale. È un trattato “dispositivo” che ha stabilito un nuovo assetto definitivo; una volta eseguito (la sovranità è stata restituita e le frontiere fissate), non può essere “annullato” come un comune abbonamento a una piattaforma streaming.

Inoltre, l’articolo 7 del trattato recita testualmente: «La Germania unita ha pertanto piena sovranità sui suoi affari interni ed esterni». Non esiste alcun meccanismo che subordini tale sovranità al volere di Mosca.

Infine, anche se la Russia dichiarasse di non riconoscere più il trattato, ciò non avrebbe alcun effetto giuridico sulla Germania, ma rappresenterebbe solo una rottura del diritto internazionale da parte russa, priva di conseguenze sullo status della Repubblica Federale.

 

Obiettivo della propaganda

La diffusione di questa narrazione mendace risponde a precise finalità strategiche perseguite dal Cremlino, configurandosi come uno strumento di pressione geopolitica multidimensionale. 

In primo luogo, l’operazione mira a esercitare una funzione intimidatoria nei confronti dell’elettorato tedesco, specialmente in concomitanza con scadenze elettorali cruciali quali le consultazioni del 2025. 

Parallelamente, tale retorica funge da espediente revisionista volto a legittimare l’aggressione militare contro l’Ucraina; sostenendo la nullità dell’ordine internazionale post-1989 in quanto fondato su presunti inganni, Mosca tenta di scardinare l’architettura di sicurezza europea. 

Infine, la manipolazione del dato giuridico e storico è finalizzata a rinfocolare le istanze dei movimenti estremisti e dei gruppi sovranisti radicali operanti all’interno della Germania, come l’estrema destra di AfD, i quali traggono alimento da simili falsificazioni per contestare apertamente la legittimità costituzionale e internazionale dello Stato tedesco.

 

Modalità operativa

Questa specifica fake news è vista da diversi analisti come una delle più sofisticate operazioni di “guerra psicologica” degli ultimi anni. La narrazione non nasce dal nulla, ma è stata costruita attraverso una rete coordinata di siti mirror, bot su X e canali Telegram che agiscono in modo sincronizzato.

Ad esempio, recenti indagini di Correctiv e del Threat Analysis Center di Microsoft hanno individuato una rete chiamata Storm-1516. Questa rete utilizza centinaia di siti web che imitano testate giornalistiche legittime o si presentano come siti di “news indipendenti”.

Sono stati censiti oltre 102 siti web creati appositamente. Spesso hanno nomi che richiamano la Germania o la “verità”, come ad esempio siti che terminano in “.ltd” o “.top” che ripubblicano contenuti tradotti automaticamente dal russo.

Spesso pubblicano un articolo definito come “esclusivo” in cui un sedicente esperto giuridico (spesso inesistente) sostiene che la Russia avrebbe inviato una nota diplomatica per annullare il Trattato 2+4.

Telegram è la fonte primaria dove queste notizie vengono “testate” prima di arrivare sui social occidentali. Tra i canali più attivi nella diffusione di questa specifica narrazione sulla sovranità tedesca troviamo:

  • InfoDefense (e la sua versione tedesca @InfoDefenseDE): una rete enorme di traduttori volontari e bot che diffonde la propaganda del Cremlino in oltre dieci lingue. È stata una delle prime a rilanciare l’idea della Germania occupata. Riportiamo uno screenshot della stessa narrazione operata dalla versione italiana del canale (il quale conta ben 46mila iscritti);

  • Node of Time (@node_of_time_DE): canale focalizzato sulla Germania che spinge costantemente contenuti volti a minare la fiducia nelle istituzioni tedesche, parlando spesso della “nullità” degli accordi di riunificazione;

  • Canali dei Reichsbürger: movimenti estremisti tedeschi (come quelli legati al gruppo Prinz Heinrich XIII Reuss) usano questi link russi per validare la loro tesi secondo cui la Repubblica Federale (BRD) sarebbe solo una “S.r.l.” (GmbH) sotto amministrazione americana.

 

Account su X (ex Twitter) e operazione “Doppelgänger”

L’ecosistema di X è divenuto teatro privilegiato per l’implementazione della cosiddetta operazione “Doppelgänger”, una strategia sofisticata che si articola attraverso la proliferazione di account coordinati dediti alla diffusione di collegamenti ipertestuali ingannevoli. Tale tattica si basa sulla clonazione visiva e grafica di testate giornalistiche di prestigio, quali Der Spiegel o Bild, al fine di indurre l’utente in errore circa l’autorevolezza della fonte. 

La manipolazione tecnica si manifesta nell’utilizzo di domini fittizi (come spiegel.ltd o spiegel.agency) che imitano la sintassi degli URL legittimi per veicolare contenuti privi di fondamento. All’interno di queste piattaforme contraffatte viene alimentata la narrativa secondo cui il Cremlino starebbe vagliando l’ipotesi di revocare il riconoscimento formale della Germania unita, operando così una sistematica erosione della percezione della stabilità geopolitica europea attraverso l’abuso dell’identità digitale editoriale.

 

Fonti ufficiali usate come “esca”

L’efficacia della propaganda russa risiede nella sua capacità di strumentalizzare dichiarazioni ufficiali, sottoponendole a un processo di decontestualizzazione e successiva deformazione semantica. Un esempio paradigmatico è riscontrabile negli eventi dell’ottobre 2024, quando il Ministero degli Esteri della Federazione Russa ha formalizzato una protesta contro l’apertura di una base NATO a Rostock, qualificandola come una violazione del Trattato 2+4. 

Mentre gli organi di stampa ufficiali russi, quali TASS e RIA Novosti, si limitavano a riportare la notizia della suddetta iniziativa diplomatica, i canali della disinformazione hanno operato una radicale distorsione del contenuto originale. Tale manipolazione ha trasformato una nota di protesta in una narrazione fittizia secondo cui la Russia avrebbe proceduto alla revoca unilaterale del trattato, inficiando così la sovranità dello Stato tedesco.

L’identificazione di tali contenuti richiede un’attenta analisi delle fonti, poiché la diffusione avviene tipicamente attraverso domini sospetti quali arbat-media.com, notices.top o waronefakes.com, quest’ultimo spesso impiegato per confutare evidenze storiche tramite l’esibizione di prove mendaci. La strategia si avvale inoltre di siti caratterizzati da estensioni di dominio non convenzionali o che riproducono in modo fraudolento l’identità visiva di autorevoli testate giornalistiche. 

Non si rileva un unico centro di irradiazione, bensì una costellazione di centinaia di portali minori che ripropongono in modo coordinato la medesima notizia falsa, con l’obiettivo di saturare i risultati di ricerca e i flussi informativi sui social media. 

Tale manipolazione informativa si inserisce nel paradigma del conflitto ibrido, dove la fake news non costituisce un mero errore documentale, bensì una tecnica strategica di guerra cognitiva finalizzata alla destabilizzazione dello spazio pubblico europeo. 

In questo contesto, il ricorso strumentale al diritto e alla storia funge da materiale semantico deformabile, utilizzato per saturare i flussi comunicativi e produrre un sistematico rumore decisionale che mina la fiducia nelle istituzioni; ciò non si limita alla diffusione di contenuti mendaci, ma si articola attraverso una complessa architettura tecnologica di sincronizzazione. 

L’impiego coordinato di reti di siti mirror, bot su piattaforme social e canali Telegram permette di testare e successivamente scalare narrazioni fittizie, trasformandole in vettori d’attacco volti a erodere il consenso interno e la coesione internazionale degli Stati bersaglio. 

Pertanto, la disinformazione sulla revoca unilaterale dei trattati internazionali emerge come un dispositivo tattico essenziale, progettato per disorientare la percezione collettiva della sovranità e alimentare una condizione di incertezza strategica permanente.

 

Andrea De Petris – Professore incaricato in diritto comparato, UNINT

Stefano Lovi – PhD Candidate

Coordinamento a cura di Ciro Sbailò

Università degli Studi Internazionali di Roma - UNINT

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