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Scadenza e mancato rinnovo del New START: scenari futuri e garanzie rimaste

A livello sovranazionale, gli strumenti di contenimento della minaccia atomica sono stati diversi. Tuttavia, la loro natura multilaterale, li ha spesso resi lacunosi. La soluzione ai gap dei trattati e regimi proposti dalla comunità internazionale si era trovata nella conclusione di accordi bilaterali, tra cui il New START, firmato a Praga l’8 aprile 2010 da Russia e Stati Uniti e rinnovato nel 2021, ma scaduto lo scorso 5 febbraio. La scadenza del Trattato Russia-USA, insieme alle discussioni in corso negli Stati Uniti sul rafforzamento della deterrenza per contrastare l'espansione cinese, fanno temere un futuro aumento incontrollato delle armi nucleari.

A livello sovranazionale, gli strumenti di contenimento della minaccia atomica sono stati diversi. Tuttavia, la loro natura multilaterale, li ha spesso resi lacunosi. La soluzione ai gap dei trattati e regimi proposti dalla comunità internazionale si era trovata nella conclusione di accordi bilaterali, tra cui il New START, firmato a Praga l’8 aprile 2010 da Russia e Stati Uniti e rinnovato nel 2021, ma scaduto lo scorso 5 febbraio. 

La scadenza del Trattato Russia-USA, insieme alle discussioni in corso negli Stati Uniti sul rafforzamento della deterrenza per contrastare l’espansione cinese, fanno temere un futuro aumento incontrollato delle armi nucleari. 

 

Tra contro-proliferazione e fiducia reciproca: l’importanza del New Start

Il Trattato sulle “misure per l’ulteriore riduzione e limitazione delle armi strategiche offensive” si poneva l’obiettivo di migliorare la sicurezza collettiva imponendo limiti verificabili di tutte le armi nucleari a raggio intercontinentale dispiegate dalla Russia e dagli Stati Uniti. Conformemente all’accordo, gli Stati Uniti e la Federazione Russa disponevano di sette anni di tempo per rispettare gli obiettivi centrali del trattato sulle armi strategiche offensive, obbligandosi reciprocamente a limitarne il quantitativo massimo detenuto per tutta la durata del patto.

 

L’accordo prevedeva inoltre delle procedure dettagliate per l’attuazione e la verifica dello stesso. Tra queste rientravano l’impegno a non interferire con i mezzi di verifica, lo scambio di informazioni, lo svolgimento di attività di ispezione e il funzionamento di una Commissione consultiva bilaterale. A conferma della centralità dello strumento di verifica, il Dipartimento di Stato statunitense ha sottolineato come: “Senza le misure di verifica diminuirebbe la conoscenza degli Stati Uniti sulle forze nucleari russe. Con il passare del tempo, avremmo meno fiducia e disporremmo di meno informazioni su cui basare le decisioni relative alle forze nucleari statunitensi”. 

 

Dal Covid alla guerra in Ucraina: il principio della disgregazione

Le ispezioni e lo scambio di informazioni rappresentano elementi chiave per la fiducia reciproca, necessaria ad evitare un’escalation di proliferazione. Questi stessi strumenti di monitoraggio avevano però già smesso di funzionare nel 2023 quando, per decisione del Presidente Putin, la Federazione Russa aveva sospeso la propria partecipazione al New START. Il Capo di Stato impediva infatti le ispezioni del suo arsenale ormai da mesi. Ciò non fu un evento del tutto inaspettato, dal momento che il Trattato era già stato bloccato nel 2019: le ispezioni non erano possibili per la pandemia da Covid prima, e per le tensioni e l’invasione russa dopo. Il leader russo aveva giustificato la sospensione del 2023 con il sostegno statunitense al governo ucraino.

 

La scadenza del Trattato sulla riduzione delle armi strategiche ha lasciato gli Stati Uniti e la Russia senza importanti misure di controllo e limitazioni sui rispettivi programmi di armamento nucleare per la prima volta nel XXI secolo.

 

Scenari futuri e garanzie restanti

Il Presidente Trump ha sostenuto di poter sostituire l’accordo appena scaduto con uno che includa la Cina, anche se le trattative potrebbero richiedere diverso tempo. Allo stesso modo, Pechino ha dichiarato che non avvierà negoziati fino a quando gli Stati Uniti e la Russia non ridurranno i rispettivi arsenali nucleari. I funzionari della Casa Bianca stanno allora discutendo la possibilità di aprire negoziati paralleli con Russia e Cina. 

 

Ad oggi, senza il New START, una delle garanzie che rimangono è il Trattato di non proliferazione nucleare del 1968, di cui sia Russia che Stati Uniti fanno parte. Il TNP resta in vigore, sottoponendo i Paesi membri a una serie di salvaguardie, tra cui la sorveglianza da parte dell’IAEA. Tuttavia, la natura multilaterale del TNP comporta delle debolezze strutturali rispetto al più recente New START, che prevedeva limiti numerici stringenti e meccanismi di ispezione rigorosi.

Secondo lo “Yearbook 2025” del SIPRI: “L’insoddisfazione per il ritmo del disarmo nucleare, le preoccupazioni per la crescente rilevanza delle armi nucleari nella politica internazionale e i disaccordi su una serie di altre questioni hanno dimostrato che raggiungere un consenso in questo ciclo di revisione [che si terrà a New York tra aprile e maggio 2026] rimarrà difficile”.

 

Nel 1996 si era inoltre firmato il Trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari (CTBT), il quale non è mai entrato in vigore a causa della mancata ratifica di alcuni membri, tra cui gli Stati Uniti. Dopo aver firmato la revoca della ratifica nel 2023, anche la Russia ha segnalato la volontà di riprendere i test nucleari qualora gli Stati Uniti facciano lo stesso. 

 

Infine, il Trattato del 2017 sulla proibizione delle armi nucleari mira all’eliminazione completa dell’atomico. Nel 2024 ha continuato a raccogliere il consenso internazionale, ma nessuno degli stati nucleari o degli alleati ha mai firmato o ratificato l’accordo.

 

Giorgia Cadei – Collaboratrice GEODI

Coordinamento a cura di Ciro Sbailò

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