GEODI – UNINT

The European Onion is a joke whose time has come

(analisi basata sull’articolo della sezione Europe: “ European Onion is a joke whose time has come” uscito in data 12 febbraio 2026, The Economist)

(analisi basata sull’articolo della sezione Europe: “ European Onion is a joke whose time has come” uscito in data 12 febbraio 2026, The Economist)

Introduzione 

L’articolo pubblicato il 12 febbraio 2026 da The Economist propone una riflessione critica sul futuro dell’integrazione europea, introducendo la metafora della “European Onion” come possibile nuovo modello di governance multilivello. Il testo, pur partendo da una battuta ironica, sviluppa un’argomentazione seria e strutturata circa la necessità di riformare l’assetto decisionale dell’Unione Europea in risposta alle nuove sfide geopolitiche. 

La metafora della “European Onion”

L’espressione “European Onion” nasce da una battuta del primo ministro belga Bart De Wever, che ironizzò sulla pronuncia di “European Union”. Tuttavia, l’immagine della cipolla, composta da strati concentrici, viene reinterpretata come modello di integrazione differenziata. In questa visione, un nucleo centrale di Paesi potrebbe avanzare verso una maggiore integrazione politica, economica e militare, mentre altri Stati resterebbero in cerchi più esterni, partecipando solo ad alcune politiche comuni. Il sistema multilivello consentirebbe quindi di superare i blocchi decisionali senza imporre lo stesso grado di integrazione a tutti.

Contesto storico e istituzionale

Il testo colloca la proposta nel quadro dell’evoluzione storica dell’integrazione europea: dal Consiglio d’Europa alle Comunità europee, fino alla nascita dell’Unione Europea nel 1993. Per decenni, il processo di integrazione ha seguito un modello progressivo e tendenzialmente uniforme, spesso guidato dall’ideale di un’unione sempre più stretta tra i popoli europei.

Tuttavia, l’idea di un’Europa federale sul modello degli Stati Uniti appare oggi politicamente irrealistica. L’Unione si trova infatti di fronte a crescenti divergenze interne e a pressioni esterne che rendono difficile mantenere il principio dell’integrazione omogenea.

Il problema della paralisi decisionale

Lo scritto evidenzia come l’attuale sistema decisionale europeo sia spesso rallentato dal principio dell’unanimità, che attribuisce a ciascun membro un potere di veto. In un contesto geopolitico sempre più instabile, segnato dalla guerra in Ucraina, dalla competizione economica globale e dalla necessità di rafforzare la difesa comune, tale meccanismo rischia di produrre immobilismo.

Viene citato, ad esempio, il ruolo dell’Ungheria guidata da Viktor Orban, che ha più volte esercitato il veto su decisioni comuni, evidenziando i limiti dell’attuale sistema.

La paura della frammentazione, che in passato frenava ogni ipotesi di “Europa a due velocità”, sembra oggi superata dal timore opposto: quello dell’inerzia.

Esempi di integrazione differenziata già esistenti

Il testo sottolinea che l’Europa multilivello non è un’idea del tutto nuova. Già oggi esistono esempi concreti di integrazione differenziata: l’Eurozona, che non include tutti gli Stati membri; l’area Schengen, a cui non partecipano tutti i Paesi dell’UE; coalizioni ristrette come l’E3 (Francia, Germania, Regno Unito) in ambito di sicurezza. Inoltre, l’autore richiama le riflessioni di Mario Draghi sul “federalismo pragmatico”, ovvero l’idea che un nucleo ristretto possa guidare il processo di integrazione senza attendere il consenso unanime.

Vantaggi e rischi del modello multilivello

Il modello della “European Onion” offre il vantaggio di garantire maggiore rapidità ed efficacia decisionale, consentendo ai Paesi più determinati a integrare ulteriormente le proprie politiche di farlo senza attendere il consenso unanime. Inoltre, un sistema a più livelli potrebbe facilitare la cooperazione con Stati esterni all’Unione, come l’Ucraina o il Regno Unito, attraverso forme di partecipazione intermedie.

Tuttavia,  non vengono ignorati i rischi. Un’Europa stratificata potrebbe accentuare le differenze tra Stati membri, creando una distinzione percepita tra Paesi di “prima” e “seconda” categoria. Inoltre, la complessità istituzionale, già oggi elevata, potrebbe aumentare ulteriormente, rendendo il sistema meno comprensibile ai cittadini.

Conclusione 

L’articolo di The Economist conclude che l’Europa si trova di fronte a un momento decisivo. L’idea di un’integrazione uniforme e sempre più profonda appare oggi difficilmente realizzabile. Al contrario, un modello flessibile e stratificato sembra rappresentare la soluzione più realistica per garantire efficacia e rilevanza geopolitica. La “European Onion” non è soltanto una metafora giornalistica, ma il simbolo di un cambiamento di paradigma: dall’ideale di un’unità totale alla ricerca di un’integrazione pragmatica e adattabile alle sfide del presente.

 

Benedetta Tufano – Collaboratrice GEODI

Coordinamento a cura di Ciro Sbailò

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