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Russia-Ucraina: implicazioni economiche e politiche

Il mese di febbraio segna l’anniversario dell’invasione russa in Ucraina e a quattro anni dall’inizio dell’operazione, è evidente che il conflitto rappresenti un caso paradigmatico di ibridazione bellica. La manifestazione di tale dimensione si esplica significativamente sul piano informativo, poiché entrambe le parti hanno fatto ampio ricorso a strategie di costruzione e amplificazione propagandistica. L’analisi dei più recenti titoli diffusi dell’agenzia di stampa statale russa dedicati all’“operazione militare speciale” in Ucraina, restituisce una narrativa volta ad enfatizzare la capacità difensiva, la resilienza strategica e la superiorità tecnologica delle forze armate russe. Tuttavia, la realtà sul campo appare più complessa. Limitare l’accesso ai terminali Starlink alle forze armate russe, in seguito ad un accordo tra Elon Musk e il Ministro della Difesa ucraino Fedorov, ha minato le capacità operative e costretto alla ricerca di soluzioni alternative volte a bypassare le restrizioni.

Tra propaganda e realtà operativa

Il mese di febbraio segna l’anniversario dell’invasione russa in Ucraina e a quattro anni dall’inizio dell’operazione, è evidente che il conflitto rappresenti un caso paradigmatico di ibridazione bellica. La manifestazione di tale dimensione si esplica significativamente sul piano informativo, poiché entrambe le parti hanno fatto ampio ricorso a strategie di costruzione e amplificazione propagandistica. L’analisi dei più recenti titoli diffusi dell’agenzia di stampa statale russa dedicati all’“operazione militare speciale” in Ucraina, restituisce una narrativa volta ad enfatizzare la capacità difensiva, la resilienza strategica e la superiorità tecnologica delle forze armate russe.  Tuttavia, la realtà sul campo appare più complessa.  Limitare l’accesso ai terminali Starlink alle forze armate russe, in seguito ad un accordo tra Elon Musk e il Ministro della Difesa ucraino Fedorov, ha minato le capacità operative e costretto alla ricerca di soluzioni alternative volte a bypassare le restrizioni.

 

Il peso della memoria storica nella legittimazione del conflitto

Nonostante l’ingente sforzo bellico, le recenti evoluzioni suggeriscono uno stallo operativo e avanzamenti territoriali marginali da parte delle forze russe e l’attuale situazione difficilmente sarà in grado di produrre un ribaltamento significativo. Come suggerisce The Economist, ad incombere sullo sforzo bellico russo è lo spettro del pesante termine di paragone rappresentato degli avanzamenti raggiunti durante la Guerra Patriottica, quando da giugno 1941 a maggio 1945, l’Armata Rossa avanzò per 1600 km da Mosca a Berlino. Per quanto le analogie storiche possano risultare aleatorie, è il peso della narrazione della continuità imperiale perpetrata da Putin a generare il confronto

 

Il costo della continuità

La Russia ha riconfigurato la propria economia in funzione bellica al punto da innalzare l’offerta commerciale per il reclutamento. I compensi più alti riflettono la pericolosità del fronte con cui lo scarso addestramento dei soldati deve confrontarsi, aumentando il rischio di perdite. Tale strategia si scontra con un limite datato: il bacino demografico da cui attingere risorse umane è in costante contrazione a causa di una progressiva riduzione della fascia di popolazione in età arruolabile. Il denaro si conferma quindi lo strumento principale per garantire la continuità della guerra, nonostante l’esorbitante esborso richiesto e i correlati rischi.  Una riorganizzazione militarizzata del sistema solleva il rischio di una scarsa diversificazione economica, la quale conduce ad una rigidità strutturale e ad una contrazione produttiva in altri settori, rendendo il Paese decisamente più vulnerabile a shock esterni, soprattutto in presenza di ulteriori restrizioni commerciali ed energetiche. In questa prospettiva, si inseriscono i recenti ordini del giorno della Commissione Europa, che prospettano l’abbattimento delle ultime importazioni di petrolio russo.  

 

La sostenibilità del potere tra resilienza e logoramento

Lo sforzo finanziario a favore del sistema bellico può rappresentare un compromesso accettabile nel lungo periodo qualora la controparte avversaria giunga ad una condizione di carenza di uomini e armamenti. Tuttavia, allo stato attuale, tale scenario non sembra trovare riscontro nella realtà, come emerge dai recenti report dell’Institute for the Study of War (ISW), che evidenziano un’avanzata ucraina decisa alla riconquista dei territori occupati. Il verificarsi imprevedibile di condizioni esterne che graverebbero ulteriormente sulla stabilità economica russa non è l’unico fattore di destabilizzazione, ma si intreccia col potenziale crollo di fattori immateriali. La solidità dell’opinione pubblica appare come un elemento rilevante per la stabilità del regime; pertanto, i progressi sul campo di battaglia diventano uno strumento politico essenziale per neutralizzare le tensioni e garantire la resilienza del potere. Dunque, la guerra si manifesta come fragile strumento di legittimazione, che se perde la sua efficacia simbolica, può trasformarsi in fattore di destabilizzazione. È in quest’ottica che si comprendono le pretese intransigenti di Mosca. Bloccando ogni via negoziale, il Cremlino cerca di proteggere la propria coerenza narrativa anche al costo di un logoramento strategico.

 

Beatrice Parisi – Collaboratrice GEODI

Coordinamento a cura di Ciro Sbailò

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