GEODI – UNINT

Se non ora…quando. La scoperta del rapporto tra geopolitica e diritto

Recensione libro “Geopolitica e diritto. Un legame trascurato” (Prof. Paolo Passaglia)

Recensione libro “Geopolitica e diritto. Un legame trascurato” (Prof. Paolo Passaglia)

 

 

Negli studi giuridici contemporanei il rapporto tra diritto e geopolitica è spesso dato per scontato oppure, più frequentemente, ignorato. Il volume “Geopolitica e diritto. Un legame trascurato” del Prof. Paolo Passaglia si inserisce proprio in questo spazio di riflessione ancora poco esplorato, proponendo una ricostruzione teorica che mira a riportare il diritto dentro il contesto delle dinamiche di potere e delle rivalità territoriali. Il sottotitolo – che richiama appunto il “legame trascurato” – non rappresenta un semplice espediente retorico, ma costituisce la vera chiave interpretativa dell’intero lavoro. L’autore parte infatti dalla constatazione di una sorta di “reciproca indifferenza” tra le due discipline per mostrare invece come tra esse esista un rapporto di mutuo beneficio, tanto sul piano teorico quanto su quello metodologico (P. Passaglia, Geopolitica e diritto. Un legame trascurato, FrancoAngeli, Milano, 2026).

Sono queste le riflessioni alle quali l’autore ha invitato gli studenti del corso di European Defence and Security Policies del Prof. Ciro Sbailò, nell’ambito di un’attività seminariale tenuta all’interno del corso di laurea magistrale LM-52 in Criminalità, investigazione e sicurezza internazionale presso l’Università degli Studi Internazionali di Roma – UNINT il 24 febbraio 2026.

Lo scenario che fa da sfondo a questa riflessione è rappresentato dall’attuale fase di trasformazione dell’ordine internazionale. Le categorie interpretative tradizionali appaiono sempre meno sufficienti a spiegare fenomeni caratterizzati da una crescente complessità e rapidità di mutamento. Non stanno cambiando soltanto i fenomeni politici, economici e giuridici, ma anche il modo in cui questi cambiamenti si producono. Proprio la combinazione tra mutamento e velocità del mutamento rende necessario un approccio analitico capace di mettere in dialogo discipline diverse.

In un contesto internazionale sempre più complesso non vi è più spazio per analisi lineari. Politica, economia, diritto e altre scienze sociali risultano sempre più intrecciate e richiedono strumenti interpretativi capaci di coglierne le reciproche interazioni. È proprio questa la sfida che l’autore si pone, proponendo uno sforzo teorico e metodologico volto a reinserire il diritto dentro la dimensione spaziale e conflittuale della politica internazionale.

Nella ricostruzione diacronica proposta da Passaglia, il rapporto tra diritto e geopolitica nel passato appare segnato da una duplice frattura.

Da un lato, la geopolitica “classica” – compromessa con le derive deterministiche ed espansionistiche del primo Novecento – si è sviluppata come sapere funzionale alla potenza, più che come disciplina scientifica. In tale contesto, il diritto assumeva una funzione meramente strumentale quale apparato normativo di legittimazione dell’espansione, del colonialismo o della supremazia statale. Non vi era, dunque, un dialogo tra diritto e geopolitica, ma una subordinazione del primo alla seconda.

Dall’altro lato, nel secondo dopoguerra, la reazione a quelle degenerazioni ha prodotto un effetto opposto. Il diritto, soprattutto nella sua dimensione costituzionale e internazionale, ha cercato di emanciparsi dalla dimensione della potenza, rivendicando autonomia normativa e universalità dei valori. La geopolitica, a sua volta, è stata guardata con sospetto o relegata alle relazioni internazionali e agli studi strategici.

In questa fase storica, il diritto tende a presentarsi come ordine normativo autosufficiente, mentre la geopolitica si sviluppa come analisi dei rapporti di forza. Il risultato è una separazione metodologica e culturale che vede il giurista ignorare il dato geopolitico e l’analista geopolitico trascurare la dimensione normativa.

L’evoluzione decisiva, nella ricostruzione diacronica proposta da Passaglia, avviene con la rifondazione della geopolitica operata dalla scuola francese, e in particolare da Yves Lacoste.

Qui la geopolitica abbandona ogni pretesa deterministica e si ridefinisce come metodo di analisi delle rivalità di potere su un territorio, fondato su: diatopia (analisi spaziale), diacronia (dimensione storica), individuazione dei soggetti geopolitici e studio delle rappresentazioni. In questa prospettiva, come osserva Lacoste, la geopolitica consiste nell’analisi delle rivalità di potere per il controllo di un territorio (Y. Lacoste, La géographie, ça sert, d’abord, à faire la guerre, Paris, François Maspero, 1976; nuova edizione, Paris, Éditions La Découverte, 2014).

Questo passaggio è centrale anche per il diritto. Per la prima volta la geopolitica non è più una dottrina della potenza, ma una griglia interpretativa neutra, suscettibile di dialogare con altre scienze sociali. È in questa configurazione metodologica che il diritto può entrare nell’analisi non come strumento ideologico, ma come fattore condizionante. Ed è qui che si inserisce il pensiero dell’autore che suggerisce come geopolitica e diritto siano inquadrati in un rapporto di reciproco beneficio dato che il diritto è in grado di arricchire l’analisi geopolitica e questa, allo stesso tempo, può contribuire a dare al giurista delle chiavi di lettura che gli permettano di meglio comprendere l’oggetto dei suoi studi (P. Passaglia, Geopolitica e diritto. Un legame trascurato, Milano, FrancoAngeli, 2026, p. 9).

Uno degli aspetti più innovativi del libro consiste nel mostrare che il diritto non è solo oggetto influenzato dalla geopolitica, ma è esso stesso fattore geopolitico.

Per avvalorare questa tesi, l’autore articola la sua riflessione su tre livelli. Il primo mostra il diritto come elemento di configurazione degli “insiemi spaziali” nel quale le frontiere, le delimitazioni territoriali, le competenze sovranazionali, le aree economiche integrate sono prodotti normativi. L’Unione europea, le zone economiche esclusive, le federazioni o le autonomie territoriali non sono semplici dati geografici, bensì rappresentano costruzioni giuridiche che trasformano lo spazio e ne ridefiniscono le dinamiche di potere. Possiamo dire che, quindi, il diritto plasma lo scenario geopolitico.

Il secondo, invece, offre la visione del diritto quale struttura delle rappresentazioni. Queste ultime sono un concetto centrale nella riflessione di Lacoste e trovano nel diritto una formalizzazione potente. La nazione, la sovranità, i diritti fondamentali, l’identità costituzionale sono tutte rappresentazioni giuridicamente codificate che alimentano rivalità, legittimazioni e conflitti. In questo senso, il diritto non si limita a regolare le rivalità, ma contribuisce a costruirle simbolicamente.

Infine, il terzo porta a vedere il diritto come condizionamento delle condotte, mostrando una parte più dinamica dell’analisi che interessa le condotte e gli obiettivi degli attori geopolitici. Qui emerge in modo chiaro il pensiero dell’autore che presenta il diritto quale disciplina che interviene come limite, ma anche come strumento strategico. Sanzioni economiche, trattati internazionali, riconoscimenti statali, interventi umanitari, regimi di tutela ambientale rappresentano tutte scelte giuridiche che incidono sugli equilibri geopolitici. Il diritto diventa così una forma sofisticata di esercizio della potenza.

Come emerso, il legame tra diritto e geopolitica è sinallagmatico. Pertanto, l’autore si concentra nella seconda parte del libro analizzando come la geopolitica possa offrire al giurista strumenti interpretativi.

La riflessione di Passaglia parte dal presupposto che il diritto si evolve, ma non all’interno di uno spazio neutro. Le trasformazioni costituzionali, l’espansione o la contrazione dei diritti, la riscoperta della sovranità e la regionalizzazione delle competenze sono fenomeni che trovano spiegazione anche nelle rivalità geopolitiche.

In questa prospettiva, fenomeni quali la crisi del multilateralismo, la frammentazione normativa globale, il ritorno della sicurezza come paradigma o la competizione per le risorse e per il controllo tecnologico diventano chiavi interpretative della metamorfosi degli ordinamenti giuridici contemporanei. Grazie a questa prospettiva, il diritto non è più soltanto un sistema di norme, ma diventa parte dello scenario conflittuale globale.

Quest’ultimo punto pone basi importanti per costruire una traiettoria evolutiva che descriva il rapporto tra le due discipline, declinandolo in una fase di crescita che dall’indifferenza reciproca giunge a un reciproco beneficio.

L’autore rappresenta tre diverse fasi ideali: quella del passato, fase della separazione, nella quale diritto e geopolitica si ignoravano o si strumentalizzavano; quella della rifondazione, caratterizzata da una maggiore consapevolezza metodologica, nella quale la geopolitica si dota di un metodo scientifico e diventa interlocutrice credibile del diritto. Infine, la fase dell’integrazione critica, quella odierna, nella quale diritto e geopolitica si arricchiscono reciprocamente.

La chiave di lettura che permette questo deciso cambio di passo nei rapporti tra le due discipline è rappresentata dall’abbandono di ogni determinismo: né la geografia determina automaticamente la politica, né il diritto può pretendere di essere impermeabile ai fattori spaziali e storici.

Pertanto, attraverso rigore metodologico e la capacità di muoversi tra teoria e casi-studio (emblematico, al riguardo, quello relativo alle politiche di contrasto ai cambiamenti climatici), l’autore offre un quadro strutturato per una riflessione secondo la quale il diritto non è solo sovrastruttura normativa, ma fattore geopolitico attivo, mentre la geopolitica non è solo analisi della potenza, ma metodo di comprensione delle rivalità territoriali.

L’evoluzione del diritto contemporaneo non può essere compresa senza tener conto delle dinamiche spaziali e conflittuali globali.

In definitiva, il lavoro del professor Passaglia rappresenta un tentativo convincente di superare l’autoreferenzialità del sapere giuridico e di reinserirlo nel contesto materiale e territoriale che lo condiziona. L’evoluzione tracciata dall’autore, che ha come estremi il sospetto reciproco e la cooperazione epistemologica tra le due discipline, costituisce non solo una proposta teorica, ma un programma di ricerca destinato a incidere in modo significativo sulla riflessione giuspubblicistica contemporanea.

                                                                                                                                                                 

Dott. Vanni Nicolì – Dottore di ricerca in diritto pubblico comparato

Coordinamento a cura di Ciro Sbailò

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