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Droni, Golfo e deterrenza: l’Ucraina come nuovo attore di sicurezza nel Medio Oriente

La firma dell’accordo di cooperazione militare tra Ucraina e Arabia Saudita, il 27 marzo 2026, segna un passaggio che eccede il piano bilaterale e si colloca dentro una trasformazione più ampia degli equilibri di sicurezza nel Medio Oriente. Come evidenziato da Politico, Riyadh ha scelto Kyiv come partner per affrontare una minaccia specifica e crescente: la guerra dei droni di matrice iraniana. Non si tratta semplicemente di un trasferimento tecnologico. È, piuttosto, l’emersione di un nuovo vettore di sicurezza globale: l’esperienza ucraina come bene strategico esportabile.

La firma dell’accordo di cooperazione militare tra Ucraina e Arabia Saudita, il 27 marzo 2026, segna un passaggio che eccede il piano bilaterale e si colloca dentro una trasformazione più ampia degli equilibri di sicurezza nel Medio Oriente. Come evidenziato da Politico, Riyadh ha scelto Kyiv come partner per affrontare una minaccia specifica e crescente: la guerra dei droni di matrice iraniana.

Non si tratta semplicemente di un trasferimento tecnologico. È, piuttosto, l’emersione di un nuovo vettore di sicurezza globale: l’esperienza ucraina come bene strategico esportabile.

L’esperienza ucraina come capitale strategico

Dopo quattro anni di guerra ad alta intensità contro la Russia, l’Ucraina è oggi uno dei pochi attori ad aver sviluppato capacità operative avanzate nella difesa contro attacchi massivi di droni a basso costo. Questa esperienza – maturata contro sistemi di derivazione iraniana – diventa immediatamente trasferibile nel Golfo, dove la stessa tipologia di minaccia si sta replicando.

Il punto centrale non è tecnologico, quanto dottrinale: i Paesi del Golfo dispongono di sistemi sofisticati (Patriot, PAC-3), ma risultano meno preparati sul piano della difesa a corto raggio contro sciami di droni. Kyiv, al contrario, ha costruito una risposta basata su soluzioni asimmetriche e scalabili.

Ne emerge una complementarità strutturale: capitale finanziario e capacità antimissile del Golfo, contro esperienza operativa e innovazione tattica ucraina.

Dal bilaterale al sistema: la proiezione ucraina nel Golfo

L’accordo con l’Arabia Saudita non è un episodio isolato. La visita di Zelensky ha prodotto una sequenza coerente di intese con Qatar ed Emirati Arabi Uniti, con orizzonti temporali fino a dieci anni e prospettive di co-produzione industriale e trasferimento tecnologico.

Questo dato consente una prima inferenza geopolitica: l’Ucraina sta progressivamente trasformandosi da “security consumer” a “security provider”.

È un passaggio qualitativo. Kyiv non esporta semplicemente armi o sistemi, ma un modello di guerra adattiva, fondato sulla resilienza urbana, sull’intercettazione distribuita e sull’integrazione tra hardware e capacità umane.

In questo senso, la guerra russo-ucraina produce un effetto di spillover sistemico: le competenze sviluppate sul fronte europeo ridisegnano gli equilibri di sicurezza mediorientali.

Iran, deterrenza diffusa e riconfigurazione del Golfo

Il driver immediato di questa convergenza è la pressione iraniana. Gli attacchi con droni e missili contro infrastrutture energetiche e militari nel Golfo – intensificatisi nel contesto del conflitto con Stati Uniti e Israele – hanno evidenziato una vulnerabilità strutturale degli Stati della regione.

In questo quadro, l’accordo con l’Ucraina rappresenta una risposta funzionale a una deterrenza “diffusa”: non più centrata su sistemi ad alto costo e bassa frequenza, ma su capacità di neutralizzazione continua e distribuita.

L’Iran, in altre parole, ha imposto un cambio di paradigma: dalla difesa strategica alla difesa tattica permanente.

Il vincolo americano e lo spazio ucraino

Questo riassetto si inserisce in un contesto più ampio di tensione nelle supply chain della sicurezza occidentale. Secondo il Washington Post, il Pentagono sta valutando la possibilità di deviare sistemi di difesa aerea destinati all’Ucraina verso il Medio Oriente, a causa dell’elevato consumo di munizioni nel conflitto con l’Iran.

Questo elemento introduce un ulteriore livello di complessità: la competizione intra-alleata per risorse scarse.

Paradossalmente, proprio questa pressione contribuisce ad accelerare la proiezione autonoma di Kyiv: meno dipendenza da forniture occidentali, più valorizzazione del proprio know-how come leva negoziale.

Riyadh tra sicurezza e diplomazia: un attore sistemico

L’attivismo saudita va letto anche alla luce del suo crescente ruolo diplomatico. Come sottolineato da Chatham House, Riyadh si sta consolidando come hub negoziale tra attori globali, sfruttando una posizione di “neutralità operativa” e relazioni trasversali con Washington, Mosca e Kyiv.

L’accordo con l’Ucraina si inserisce quindi in una strategia più ampia: costruire una postura di potenza intermedia capace di combinare sicurezza, mediazione e autonomia strategica.

Verso una globalizzazione della guerra dei droni

L’elemento strutturale che emerge è la globalizzazione della guerra dei droni come nuovo linguaggio del conflitto.

L’Ucraina diventa il laboratorio e al tempo stesso l’esportatore di questo paradigma. Il Golfo ne diventa il primo spazio di applicazione esterna. Gli Stati Uniti, vincolati da limiti industriali e operativi, faticano a mantenere il monopolio della sicurezza.

Ne deriva un sistema più fluido, in cui competenze operative e adattamento tattico contano quanto – se non più – delle capacità tecnologiche tradizionali.

In questo scenario, Kyiv non è più soltanto un teatro di guerra: è un attore che contribuisce a ridefinire la grammatica della sicurezza globale.

 

Alessio Zattolo – PhD Candidate

Coordinamento a cura di Ciro Sbailò

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