Euro-Eyes: la prospettiva di un’intelligence europea integrata
- 17 Aprile 2026
Euro-Eyes potrebbe essere la prima agenzia europea di intelligence. Berlino ne ha invocato la creazione sulla spinta del graduale disimpegno dei servizi americani in Ucraina.
In uno scenario geopolitico globale dove le crisi assumono una natura sistemica e le guerre ibride rappresentano una costante strutturale, la condivisione informativa appare infatti una misura strategica non più rinviabile. Anche in ragione dei mutati rapporti tra Stati Uniti ed Europa.
L’esperienza dell’intelligence post-11 settembre evidenzia come la cooperazione costituisca una win-win situation. Tuttavia gli ostacoli sulla via di Euro-Eyes sono considerevoli: dalla mancanza di una sovranità europea condivisa alla riluttanza a scambiare informazioni sensibili, fino allo scontro Kallas-von der Leyen.
In una dichiarazione rilasciata a Politico.eu, Konstantin von Notz – presidente della commissione di controllo sull’intelligence del parlamento tedesco – ha auspicato una forma di cooperazione europea a livello di intelligence. Il nome potrebbe essere “Euro-Eyes”, e lo scopo garantire uno scambio di informazioni sicuro e rapido tra gli Stati membri, su una chiara base giuridica.
Von Notz ha suggerito di rafforzare i rapporti con l’agenzia di intelligence “Five Eyes” – comprendente Regno Unito, Canada, Australia, Nuova Zelanda e Stati Uniti – specificando tuttavia che l’Europa non dovrebbe esserne dipendente, bensì costruire un proprio sistema informativo. Il parlamentare tedesco ha sottolineato che i benefici derivanti dalla cooperazione in tale settore sono reciproci, citando il caso di Germania e Stati Uniti.
A testimonianza di ciò, sempre a Politico, Roderich Kiesewetter – vicepresidente della commissione di controllo sull’intelligence del Bundestag – ha rivelato che Berlino si è affidata per decenni alle capacità dei servizi di Washington. Ciò ha consentito di individuare minacce terroristiche, attacchi cyber e attività di spionaggio. In particolare, nel 2007 la CIA ha intercettato le e-mail del gruppo Sauerland, una cellula islamista che pianificava attentati in Germania, consentendo di sventarli. Nel 2023, i servizi americani hanno invece segnalato alle autorità tedesche due soggetti sospettati di preparare un attacco chimico nella città di Castrop-Rauxel.
Il progetto di un’intelligence europea è motivato anche dalle frizioni in atto tra Stati Uniti ed Europa, nonché dalla decisione da parte della CIA di ridurre lo scambio informativo con l’Ucraina, confermato dal direttore dell’agenzia John Ratcliffe.
Kiesewetter ha definito lo scenario descritto un “cambio di paradigma” che implica “lo sviluppo rapido di strutture alternative”.
Il Financial Times spiega che l’iniziativa di creare un apparato di intelligence europeo è nata in seno alla Commissione, sotto la guida di Ursula von der Leyen, al fine di razionalizzare le informazioni raccolte dalle agenzie di spionaggio nazionali.
Fonti ben informate hanno riferito al quotidiano britannico che la futura unità – prevista all’interno del segretariato generale della Commissione – intenderebbe reclutare ufficiali dei servizi europei sulla base di esigenze comuni. “Nell’intelligence – hanno aggiunto le fonti – bisogna dare una cosa per ottenerne un’altra in cambio”, asserendo che sia i servizi di spionaggio degli Stati membri cha la Commissione “sanno molto”. Al momento non esisterebbe una tempistica specifica, quel che sarebbe in via di definizione invece è una cooperazione con i servizi dell’EEAS (European External Action Service).
La condivisione delle informazioni è da sempre un tema sensibile per gli Stati dell’Unione, osserva il Financial Times. Paesi come la Francia dispongono di notevoli capacità di spionaggio, ma mantengono una linea di cautela in materia. La presenza in Europa di governi filo-russi, come quello ungherese, ha inoltre ulteriormente complicato il quadro, così come i dubbi riguardanti l’efficienza dell’EU INTCEN (Intelligence and Situation Centre).
La cooperazione nel campo dell’intelligence si è intensificata in seguito agli attacchi terroristici dell’11 settembre, portando in alcuni casi alla condivisione di informazioni classificate. Attraverso un processo di istituzionalizzazione, nel 2011 essa è stata infine integrata nei servizi diplomatici dell’UE.
Tuttavia, potrebbero essere le reazioni provenienti da quest’ultimi – dotati di un proprio meccanismo di condivisione informativo a livello europeo – a determinare un possibile ridimensionamento delle ambizioni di un’intelligence comune. Così hanno confidato a Politico.eu quattro alti ufficiali, in un articolo pubblicato lo scorso febbraio.
Inoltre, tra la presidente von der Leyen e l’alta rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza Kaya Kallas, sarebbero avvenuti diversi scontri lo scorso anno. Dinanzi al parlamento europeo, Kallas ha infatti espresso contrarietà alla creazione di una cellula di intelligence europea, adducendo anche motivazioni di bilancio relative ai Paesi membri.
Le fonti confidenziali di Politico.eu hanno comprensibilmente chiesto di rimanere anonime, data la riservatezza della questione. Un diplomatico ha asserito che non vi è la necessità di un’ulteriore cellula di intelligence, sostenendo che neppure attraverso INTCEN avviene uno scambio informativo rilevante. Un altro ha invece espresso una posizione favorevole, spiegando che una struttura europea di intelligence snellirebbe un processo decisionale attualmente frammentato tra ben ventisette Paesi.
Donata Zocche – Giornalista e PhD student in Global Studies & Innovation