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Germania: il riarmo come nuova politica industriale

La Germania ha pubblicato la prima strategia militare nella storia della Repubblica federale. Il documento, presentato il 22 aprile 2026 dal ministro della Difesa Boris Pistorius insieme al capo delle forze armate, il generale Carsten Breuer, segna una cesura rispetto a decenni di politica di contenimento della spesa militare e di delega strategica agli Stati Uniti. Come ha scritto The Economist, il generale Breuer — che ha fatto della comunicazione pubblica una priorità senza precedenti per un militare tedesco — ha accompagnato la pubblicazione della strategia con un’intervista in cui ha delineato il nuovo corso: la Bundeswehr dovrà diventare, nelle parole del cancelliere Friedrich Merz, il più forte esercito convenzionale d’Europa. Che il vertice delle forze armate tedesche venga riconosciuto per strada da un passeggero su un volo per Düsseldorf, come racconta lo stesso Breuer all’Economist, è di per sé un fatto indicativo della trasformazione in corso nell’opinione pubblica tedesca rispetto alla difesa.

La Germania ha pubblicato la prima strategia militare nella storia della Repubblica federale. Il documento, presentato il 22 aprile 2026 dal ministro della Difesa Boris Pistorius insieme al capo delle forze armate, il generale Carsten Breuer, segna una cesura rispetto a decenni di politica di contenimento della spesa militare e di delega strategica agli Stati Uniti. Come ha scritto The Economist, il generale Breuer — che ha fatto della comunicazione pubblica una priorità senza precedenti per un militare tedesco — ha accompagnato la pubblicazione della strategia con un’intervista in cui ha delineato il nuovo corso: la Bundeswehr dovrà diventare, nelle parole del cancelliere Friedrich Merz, il più forte esercito convenzionale d’Europa. Che il vertice delle forze armate tedesche venga riconosciuto per strada da un passeggero su un volo per Düsseldorf, come racconta lo stesso Breuer all’Economist, è di per sé un fatto indicativo della trasformazione in corso nell’opinione pubblica tedesca rispetto alla difesa.

Le tre fasi del potenziamento e la dimensione finanziaria

La strategia — in gran parte classificata — articola il potenziamento della Bundeswehr in tre fasi. Come ha ricostruito Chris Lunday su Politico, la prima fase, fino al 2029, punta a massimizzare rapidamente la prontezza operativa e la capacità di sostenere operazioni nel breve periodo. La seconda, fino al 2035, prevede un’espansione strutturata delle capacità su tutti i domini, in linea con gli obiettivi NATO. La terza, che si estende al 2039, mira a trasformare la Bundeswehr in una forza tecnologicamente avanzata, costruita attorno all’innovazione e alle capacità di nuova generazione. Pistorius ha inquadrato la strategia come una risposta al peggioramento del contesto di sicurezza, dichiarando che si tratta di una rottura con decenni di presupposti da tempo di pace.

Il documento della strategia identifica le caratteristiche della guerra moderna che guideranno lo sviluppo delle forze armate: un campo di battaglia «trasparente» che esige il primato nell’uso dei dati, sistemi autonomi a basso costo prodotti su larga scala e attacchi ibridi al di sotto della soglia del conflitto aperto. L’obiettivo dichiarato è la superiorità tecnologica entro il 2039, inclusa la capacità di colpire in profondità con precisione. La strategia — scrive The Economist — segnala inoltre un passaggio dottrinale importante: dalla definizione rigida della forza militare in termini di numeri di carri armati o aerei a un approccio flessibile basato sugli «effetti» che la Bundeswehr deve essere in grado di produrre, dallo strike a lungo raggio alla difesa aerea e missilistica.

La dimensione finanziaria dell’operazione è imponente. La Germania si è impegnata a raggiungere il target NATO del 3,5% del PIL entro il 2029, con un bilancio per la difesa che potrebbe superare i 160 miliardi di euro, lasciando molto indietro Regno Unito e Francia. Il bilancio federale per il 2026, come ha riportato Jens Thurau su Deutsche Welle, prevede circa 180 miliardi di euro di nuovo indebitamento — il secondo livello più alto nella storia del dopoguerra tedesco, superato solo durante la pandemia — di cui circa 83 miliardi destinati alla difesa. A questo si aggiungono due fondi speciali da 500 miliardi ciascuno, svincolati dal freno costituzionale al debito, destinati rispettivamente alla Bundeswehr e alle infrastrutture. Il contesto è quello di un’Alleanza atlantica in rapida trasformazione: nel 2014 solo tre paesi membri raggiungevano la soglia del 2% del PIL per la difesa; nel 2025 sono trentuno, e il vertice dell’Aia del giugno 2025 ha fissato il nuovo obiettivo al 3,5%.

Le sfide: procurement, personale, il nodo della leva

La dotazione finanziaria, per quanto senza precedenti, non risolve da sola i problemi strutturali della Bundeswehr. Il generale Breuer ha riconosciuto all’Economist che, quando ha assunto il comando nel 2023, i processi di approvvigionamento erano progettati per non acquistare quasi nulla e un’intera generazione di ufficiali era più abituata a chiudere caserme che a rifornire arsenali. Nuove regole hanno accelerato alcune procedure — Breuer cita l’acquisizione di munizioni circuitanti completata in nove mesi — ma le critiche restano: secondo diversi osservatori, inclusi ambienti vicini allo stesso cancelliere Merz, troppa spesa va a sistemi tradizionali come carri armati e caccia, e troppo poca alla ricerca e sviluppo e alle tecnologie di nuova generazione che hanno dimostrato il loro valore in Ucraina. La risposta di Breuer è che gran parte della spesa attuale sta colmando le lacune accumulate in decenni di negligenza, e che questa base è necessaria per costruirvi sopra armamenti più innovativi. L’Ucraina, ha detto, è un insegnante, non un modello.

L’altra sfida riguarda il personale. La strategia prevede una forza complessiva di almeno 460.000 unità tra militari in servizio attivo e riservisti, come riportato da Politico, rispetto agli attuali 185.000 effettivi. Per avviarsi verso questo obiettivo, una nuova legge obbliga i diciottenni maschi a compilare un questionario che valuta la loro disponibilità all’arruolamento. La maggior parte degli analisti ritiene però che la Germania dovrà prima o poi reintrodurre la leva obbligatoria, sospesa nel 2011 — un passaggio che potrebbe segnare il primo vero momento di resistenza pubblica al riarmo. Un sondaggio del Centro di storia militare e scienze sociali della Bundeswehr rileva che una stretta maggioranza di tedeschi è favorevole alla coscrizione per i giovani adulti, ma non i giovani adulti stessi.

Dall’automotive alla difesa: la riconversione industriale

Parallelamente alla ristrutturazione militare, il riarmo sta diventando anche il perno di una riconversione industriale. Come ha ricostruito Bojan Pancevski sul Wall Street Journal, la Germania sta attraversando la più lunga fase di stagnazione economica dal dopoguerra, aggravata dalla competizione cinese e dal calo della domanda. Il settore manifatturiero perde circa 15.000 posti di lavoro al mese: Mercedes-Benz ha registrato un calo degli utili del 49% nel 2025, Volkswagen del 44% con un piano di taglio di 50.000 posti entro il 2030, mentre Porsche ha visto l’utile operativo crollare del 98%.

La risposta del governo non è un tentativo di rianimare il vecchio modello, ma di sostituirlo. Stabilimenti inattivi e lavoratori qualificati in esubero vengono reindirizzati verso l’unico settore ancora in espansione su larga scala. Il ministro dell’Economia Katherina Reiche, citata dal WSJ, ha sottolineato che la riconversione di siti produttivi già esistenti può ridurre gli ostacoli all’ampliamento della capacità produttiva nel settore della difesa. Il ministero finanzia una piattaforma di raccordo, gestita dall’associazione di categoria BDSV, per collegare le catene di fornitura della difesa con aziende provenienti da altri settori.

I casi concreti illustrano la portata del fenomeno. Schaeffler, uno dei principali fornitori automobilistici al mondo, ha creato una divisione difesa che produce motori per droni, sistemi di bordo per veicoli blindati e componenti per l’aviazione militare, con l’obiettivo di portare al 10% la quota di fatturato proveniente dal settore. Deutz, storico produttore di motori a combustione interna fondato 162 anni fa, si è riconvertito fino a fornire generatori per i sistemi di difesa aerea Patriot utilizzati dall’Arabia Saudita, oltre che motori per veicoli autonomi e blindati. Volkswagen è in trattativa con aziende israeliane per iniziare a produrre componenti per il sistema Iron Dome entro il 2027. Secondo i dati riportati dal Wall Street Journal, circa il 90% del capitale di rischio europeo investito nelle tecnologie della difesa confluisce in aziende tedesche. Il vantaggio competitivo di queste imprese, rispetto ai contractor tradizionali della difesa con i loro cicli di sviluppo molto lunghi, risiede nella capacità di scalare rapidamente la produzione, una competenza affinata nella concorrenza spietata del mercato automobilistico.

Meno America, più Europa: il dilemma strategico

Il riarmo tedesco si inserisce in un riposizionamento più ampio del rapporto con gli Stati Uniti. Come ha evidenziato Politico, Pistorius ha dichiarato che la NATO deve diventare «più europea per restare transatlantica», riconoscendo che Washington è sempre più orientata verso l’Indo-Pacifico. La strategia ribadisce che gli Stati Uniti restano indispensabili per l’Alleanza, ma segnala al tempo stesso che la Germania si aspetta di assumere una responsabilità maggiore all’interno della NATO, non solo nel raggiungimento degli obiettivi di capacità ma anche nella difesa del continente e nel supporto alle operazioni alleate.

Il generale Breuer ha evocato all’Economist un «dilemma strategico»: i paesi europei sanno di doversi assumere la responsabilità della propria sicurezza, ma non dispongono ancora delle capacità per sostituire gli americani. Serve una «roadmap», ha detto, aggiungendo che non sarebbe un leader militare se non considerasse tutti gli scenari, incluso quello peggiore — un ritiro caotico degli Stati Uniti. Ma non è questo il piano principale. Per ora, la Germania sceglie di concentrarsi sulla difesa collettiva e territoriale, lasciando le operazioni di gestione delle crisi in secondo piano — una postura diversa da quella di Regno Unito e Francia, e confermata dalla posizione ancora incerta di Berlino sulle recenti proposte europee per una missione navale nello Stretto di Hormuz e per una coalizione di peacekeeping in Ucraina.

Questa postura ha trovato una formalizzazione inedita nella lettera congiunta firmata dallo stesso Breuer e dal capo di stato maggiore britannico, l’Air Chief Marshal Sir Richard Knighton, pubblicata su The Guardian e sulla Welt nel febbraio 2026. Come ha riportato Kieran Burke su Deutsche Welle, i due vertici militari hanno sostenuto che il riarmo non è bellicismo, ma l’azione responsabile di nazioni determinate a proteggere i propri cittadini e a preservare la pace. La forza, hanno scritto, scoraggia l’aggressione; la debolezza la invita. L’appello è a una difesa «di tutta la società», che comprenda infrastrutture resilienti, ricerca e sviluppo nel settore privato e istituzioni nazionali pronte a funzionare sotto minaccia crescente.

Il riarmo tra strategia e consenso

Il riarmo tedesco non è una reazione congiunturale alla guerra in Ucraina. È un impegno strutturale che attraversa il bilancio dello Stato, la dottrina militare, il tessuto industriale e — con crescente evidenza — il dibattito pubblico. Per la prima volta nella storia della Repubblica federale, la difesa non è un comparto residuale del bilancio e della politica, ma il settore su cui si scommette per compensare il declino del manifatturiero tradizionale e per dare alla Germania un ruolo di guida nella sicurezza europea.

Due domande restano tuttavia aperte. La prima è se Berlino riuscirà a tradurre risorse finanziarie senza precedenti in capacità militare reale, superando i colli di bottiglia del procurement, colmando il divario tecnologico e costruendo una cultura strategica che la Germania, per ragioni storiche evidenti, non ha mai sviluppato come potenza civile del dopoguerra. La seconda è se il consenso sociale reggerà nel tempo: il sondaggio della Bundeswehr sulla coscrizione suggerisce che il sostegno al riarmo è largo ma non profondo, e che proprio la generazione chiamata a servirne le fila è la più scettica. L’esito dipenderà dalla capacità della classe dirigente tedesca di sostenere un argomento impopolare senza il beneficio di una crisi acuta sul proprio territorio — il tipo di leadership politica più difficile in una democrazia.

 

Alessio Zattolo – PhD Student

Coordinamento a cura di Ciro Sbailò

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