GEODI – UNINT

Sánchez respinge l'idea degli Stati Uniti di sospendere la Spagna dalla NATO

Estratto dell’articolo di Aitor Hernandez-Morales, Gordon Repinski, Sonja Rijnen e Victor Jack, Sánchez dismisses US notion of suspending Spain from NATO, per il Politico, venerdì 24 aprile 2026.

Come riportato dagli autori dell’articolo in questione, venerdì scorso il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha minimizzato il contenuto di un’e-mail trapelata dal Pentagono in cui si suggeriva che la Spagna potesse essere penalizzata con la sospensione della sua adesione alla NATO (North Atlantic Treaty Organization) per non aver sostenuto la guerra in Iran.

  • La posizione della Spagna rispetto al contenuto dell’e-mail trapelata dal Pentagono

«Nessuna preoccupazione», ha dichiarato Sánchez a Politico (quotidiano statunitense con sede in Virginia, ad Arlington County) al suo arrivo al vertice dei leader dell’UE a Cipro. «Stiamo adempiendo ai nostri obblighi nei confronti della NATO».

«La posizione del governo spagnolo è chiara: cooperazione assoluta con i nostri alleati, ma sempre nel quadro del diritto internazionale», ha precisato Sánchez.

Il primo ministro si è poi rifiutato di commentare il contenuto specifico del documento del Pentagono trapelato, riportato per prima dall’agenzia di stampa Reuters, ribadendo che il suo governo «non commenta le e-mail, ma piuttosto i documenti ufficiali e le posizioni assunte, in questo caso, dagli Stati Uniti».

L’e-mail, descritta a Reuters da un funzionario statunitense, consiste in una serie di misure politiche che l’amministrazione del presidente Trump potrebbe adottare per punire gli alleati della NATO che Washington considera “difficili” o di non supporto alla guerra in Iran.

La Spagna, uno dei più accesi oppositori del conflitto e fanalino di coda nella spesa per la difesa della NATO, è stata presa di mira con la minaccia di una sospensione definitiva dall’alleanza (a testimonianza dell’ira di Trump nei confronti di Madrid). Il presidente statunitense, come precisato dagli autori dell’articolo, era infuriato per la decisione di Sánchez di impedire agli aerei da guerra americani di utilizzare le basi militari gestite congiuntamente o lo spazio aereo spagnolo per attaccare l’Iran. 

Il trattato istitutivo della NATO non prevede alcun meccanismo che consenta la sospensione o l’espulsione di uno dei suoi membri. Il documento contempla solo il ritiro volontario dall’alleanza, che richiede un preavviso di un anno.

«È difficile capire fino a che punto dovremmo prendere sul serio queste e-mail, al di là del semplice trolling ideologico», ha affermato Oana Lungescu, giornalista romena ex portavoce della NATO e attualmente ricercatrice senior presso il Royal United Services Institute.

  • La questione delle Isole Falkland

L’e-mail del Pentagono trapelata suggerisce inoltre che Washington potrebbe rivedere la propria posizione sulla rivendicazione britannica delle Isole Falkland come ritorsione per il rifiuto da parte del Regno Unito di partecipare alla guerra in Iran.

Trump era furioso per la decisione del primo ministro britannico Keir Starmer di restare fuori dal conflitto e la scorsa settimana ha dichiarato che avrebbe potuto punire Londra strappando un accordo commerciale chiave. Modificare la posizione di Washington sulle Falkland segnerebbe però una grave escalation nel minare la “relazione speciale”.

Il Regno Unito e l’Argentina sono da secoli coinvolti in una disputa di sovranità sulle isole dell’Atlantico meridionale, che costituiscono un territorio britannico d’oltremare. Nel 1982 Buenos Aires lanciò un’invasione delle Falkland, scatenando una guerra durata 74 giorni che fu vinta facilmente dalla Gran Bretagna, anche grazie al sostegno materiale e logistico fornito dagli Stati Uniti.

Il presidente argentino Javier Milei, un alleato di Trump, ha espresso tolleranza per il dominio britannico sulle isole, ma, in occasione di una cerimonia commemorativa per i caduti della guerra tenutasi a Buenos Aires all’inizio di questo mese, ha sottolineato la rivendicazione del suo paese sulle Falkland.

Interrogato in merito alla notizia, un portavoce di Downing Street ha affermato che le Isole hanno «votato in modo schiacciante a favore del mantenimento dello status di territorio d’oltremare del Regno Unito».

«Abbiamo già espresso questa posizione in modo chiaro e coerente alle successive amministrazioni statunitensi e nulla potrà cambiarla», ha poi precisato il portavoce.

«È una questione che riguarda il Regno Unito e gli abitanti delle Isole Falkland», ha dichiarato al quotidiano Politico Steve Reed (Segretario di Stato per l’edilizia abitativa, le comunità e il governo locale del Regno Unito), mentre si trovava su un treno di ritorno a Londra dopo una visita elettorale. «L’attuale amministrazione statunitense lancia continuamente ogni sorta di ipotesi. Ciò non cambia il fatto che la sovranità sia una questione che riguarda il Regno Unito. E questo è tutto», ha sentenziato Reed.

Trump ha ripetutamente minacciato di ritirare gli Stati Uniti dalla NATO. Ha inizialmente avanzato l’idea durante il suo primo mandato alla Casa Bianca e ha riproposto tale scenario sin dalla sua rielezione. Dopo che gli alleati hanno rifiutato di partecipare all’attacco contro l’Iran, il presidente ha promesso di rivalutare l’adesione alla NATO degli Stati Uniti.

Non è chiaro se l’e-mail del Pentagono sia collegata alla lista dei cosiddetti paesi “buoni e cattivi” della NATO preparata dalla Casa Bianca in vista della visita a Washington del segretario generale della NATO Mark Rutte all’inizio di aprile. Alcuni diplomatici europei e un funzionario della Difesa statunitense a conoscenza del documento hanno riferito al quotidiano Politico che esso includeva una panoramica dei contributi dei membri all’alleanza e li classificava in diverse categorie.

Il segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth ha affermato, in un discorso tenuto lo scorso dicembre, che gli alleati degli Stati Uniti che si comportano «da modello» dovrebbero ricevere un trattamento di favore, mentre quelli che «non fanno la loro parte per la difesa collettiva» dovrebbero «affrontarne le conseguenze».

 

Lorenzo Romagnoli – PhD Candidate

Coordinamento a cura di Ciro Sbailò

Università degli Studi Internazionali di Roma - UNINT

Via Cristoforo Colombo, 200 - 00147 Roma | C.F. 97136680580 | P.I. 05639791002 | Codice SDI: M5UXCR1 | Mail: geodi@unint.eu