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Unione Europea: sfide intrinseche al processo di allargamento

Fino a pochi anni fa, il processo di allargamento dell’UE procedeva a rilento, ostacolato dalla stanchezza dei paesi membri e dalle complesse riforme richieste ai candidati. L’ultimo ingresso, per l’appunto, risale al 2013 con la Croazia. Tuttavia, il mutato panorama internazionale, caratterizzato dall’aggressione russa in Ucraina e da un clima di guerra commerciale globale, ha trasformato l’allargamento da un processo puramente burocratico ed economico a un imperativo strategico.

Fino a pochi anni fa, il processo di allargamento dell’UE procedeva a rilento, ostacolato dalla stanchezza dei paesi membri e dalle complesse riforme richieste ai candidati. L’ultimo ingresso, per l’appunto, risale al 2013 con la Croazia. Tuttavia, il mutato panorama internazionale, caratterizzato dall’aggressione russa in Ucraina e da un clima di guerra commerciale globale, ha trasformato l’allargamento da un processo puramente burocratico ed economico a un imperativo strategico.

I leader europei, tra cui il Presidente francese Emmanuel Macron e il Cancelliere tedesco Friedrich Merz, riconoscono ora il rischio che potenze ostili possano colmare il vuoto lasciato dall’UE. I Balcani occidentali, circondati da stati membri dell’Unione, rappresentano una vulnerabilità critica, e permettere a influenze esterne di radicarsi in quest’area avrebbe conseguenze dirette sulla sicurezza del continente.

Il Montenegro si posiziona come il candidato più avanzato a entrare nell’Ue, forte di una popolazione ridotta (circa 600.000 abitanti), la già appartenenza alla NATO e l’uso unilaterale dell’euro, puntando a diventare il 28° stato membro entro il 2028. Tuttavia, il caso montenegrino assume un’importanza che va oltre i confini del paese. Bruxelles lo sta utilizzando come banco di prova per definire le regole dei futuri allargamenti, in particolare quelli più complessi che riguarderanno Ucraina e Moldavia (le quali hanno ottenuto lo status di Paese candidato all’Ue il 23 giugno 2022). 

L’Ue, memore delle tensioni interne causate dai veti dell’Ungheria (che ha ripetutamente bloccato decisioni chiave sfruttando la regola dell’unanimità), sta introducendo nuovi meccanismi di salvaguardia, o “guardrail”, nel trattato montenegrino. Questi meccanismi, che rappresenteranno circa un terzo delle condizioni legali per l’ingresso, mirano a sanzionare, ad esempio con la sospensione dei fondi o dei diritti di voto, eventuali regressioni in materia di stato di diritto e democrazia, garantendo così che l’ingresso di nuovi membri non comprometta la coesione e i valori fondamentali dell’Unione. Il Primo Ministro montenegrino, Milojko Spajić, si è detto favorevole a queste salvaguardie, purché basate su regole chiare e applicate solo in caso di effettiva non conformità.

Mentre la Commissione Europea ha proposto di accelerare l’intero processo di adesione in risposta alle incertezze geopolitiche, paesi influenti come Francia, Germania e Paesi Bassi mantengono una linea di cautela. Essi ritengono che i rigorosi negoziati e le profonde riforme interne richieste ai candidati siano indispensabili per prevenire futuri problemi all’interno dell’Unione. Per conciliare la necessità strategica di legare i paesi candidati all’Europa e la volontà di mantenere standard di adesione elevati, Parigi e Berlino hanno avanzato una proposta di compromesso. L’idea è quella di offrire benefici “pre-adesione” per far percepire subito i vantaggi dell’integrazione, ad esempio estendendo il roaming dati gratuito ai Balcani occidentali, come annunciato dalla Presidente della Commissione Ursula von der Leyen.

Inoltre, per i paesi che difficilmente entreranno a breve termine, si ipotizzano formule di “appartenenza leggera” (membership-lite), che potrebbero includere la partecipazione alle riunioni europee come osservatori e l’accesso al Mercato Unico. Questa strategia permetterebbe all’UE di ancorare questi paesi alla propria sfera d’influenza, mitigando i rischi per la sicurezza e l’ingerenza straniera, senza dover accelerare prematuramente l’ingresso a pieno titolo. Nel frattempo, sul fronte orientale, lo sblocco del veto ungherese (grazie a un accordo con l’Ucraina) permetterà di avviare formalmente i negoziati con Kiev e Chisinau a metà giugno, segnando un altro passo fondamentale nel ridisegno della geografia politica europea.

 

Stefano Lovi – PhD Candidate

Coordinamento a cura di Ciro Sbailò

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