GEODI – UNINT

L’Ucraina apre le porte alle esportazioni di armi

Estratto dell’articolo di Veronika Melkorezova, Ukraine opens door to arms exports, per Politico.eu , giovedì 2 luglio 2026.

Come dichiarato mercoledì scorso dalla prima ministra ucraina Julija Svyrydenko, il governo ucraino, dopo numerose promesse, ha finalmente approvato un meccanismo trasparente per l’esportazione di tecnologia per la difesa e per le armi senza compromettere le esigenze belliche dell’Ucraina.

Il governo continuerà a controllare le esportazioni, ha affermato Svyrydenko, ma il nuovo meccanismo potrebbe generare entrate supplementari necessarie per i produttori ucraini, rafforzando al contempo l’industria della difesa del Paese.

Durante la guerra, il settore della difesa ucraino si è espanso fino a raggiungere una capacità produttiva annua stimata tra i 35 e i 55 miliardi di dollari. Tuttavia, una percentuale compresa tra il 40% e il 70% di tale capacità è rimasta inutilizzata in quanto lo Stato, unico acquirente del settore in tempo di guerra, non ha avuto i fondi necessari per acquistare tutto ciò che i produttori sono stati in grado di realizzare.

Sebbene il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj avesse segnalato all’inizio di quest’anno che tali esportazioni sarebbero state consentite, la procedura ufficiale per attuarle non era stata chiaramente definita dal governo ed era in gran parte inesistente: ciò, nella pratica, significava che le aziende avevano difficoltà a stipulare contratti e le esportazioni rimanevano soggette a restrizioni.

Sempre mercoledì scorso, il ministro della Difesa Mykhailo Fedorov ha asserito che le nuove norme stabiliscono un quadro unico e trasparente per il governo, i produttori e i partner internazionali.

In base a tale meccanismo, solo i paesi partner che hanno firmato accordi sui droni con Kiev potranno acquistare tecnologia per la difesa, gli stessi droni e altre armi di fabbricazione ucraina tramite contratti diretti con i produttori. Il ministero degli Esteri ucraino determinerà quali paesi partner sono idonei a partecipare agli accordi di esportazione in tempo di guerra.

I produttori che intendono stipulare contratti di esportazione per un valore pari o superiore a 15 milioni di grivna (circa 294.000 euro) dovranno presentare domanda per la valutazione da parte del governo, un processo che non dovrebbe richiedere più di 30 giorni.

Il Ministero della Difesa redigerà inoltre un elenco di beni critici che non potranno essere esportati in quanto necessari per la difesa dell’Ucraina contro l’invasione russa. Saranno consentite le esportazioni di attrezzature in eccedenza o non critiche. Potranno essere esportati anche prodotti come i droni intercettori ucraini a basso costo, a condizione che i produttori garantiscano di poter soddisfare pienamente le esigenze delle forze armate ucraine.

«Le tecnologie ucraine rimarranno protette dallo Stato. I trasferimenti avverranno senza la cessione dei diritti di proprietà intellettuale e qualsiasi riesportazione o trasferimento a terzi richiederà il previo consenso scritto dell’Ucraina», ha puntualizzato Fedorov.

«Se i prodotti fabbricati utilizzando tecnologie ucraine vengono esportati verso paesi terzi, il 20 per cento del loro valore verrà versato al bilancio dello Stato», ha aggiunto.

L’annuncio è stato accolto con favore dall’industria della difesa ucraina, anche se i produttori hanno avvertito che il processo di approvazione potrebbe diventare un collo di bottiglia presso il Servizio statale di controllo delle esportazioni, ossia l’agenzia responsabile della loro supervisione.

«In Ucraina ci sono già migliaia di aziende nel settore delle tecnologie per la difesa. Anche se 200 o 300 produttori presentassero domanda di esportazione, sarebbe quasi impossibile esaminare fisicamente un numero così elevato di richieste in modo qualitativo ed entro 30 giorni senza potenziare il personale», ha affermato Ihor Fedirko, amministratore delegato del Consiglio ucraino delle industrie della difesa.

«Per evitare ciò, parallelamente all’avvio del meccanismo di esportazione, lo Stato deve aumentare gli stipendi e il personale del Servizio statale di controllo delle esportazioni», ha chiosato Fedirko.

 

Lorenzo Romagnoli – PhD Candidate

Coordinamento a cura di Ciro Sbailò

Università degli Studi Internazionali di Roma - UNINT

Via Cristoforo Colombo, 200 - 00147 Roma | C.F. 97136680580 | P.I. 05639791002 | Codice SDI: M5UXCR1 | Mail: geodi@unint.eu