Tecnologia, energia e potere: la nuova geopolitica del clima
- 17 Luglio 2026
1. La questione di fondo
L’intervista di Ezra Klein (durante l’ultima puntata di “The Ezra Klein Show”) a Billi McKibben, noto ambientalista statunitense che si occupa da tanti anni dei cambiamenti climatici, parte da una contrapposizione decisiva.
Da un lato, il cambiamento climatico accelera in maniera significativa: ondate di calore eccezionali, incendi, siccità e alluvioni mostrano effetti sempre più intensi, mentre alcuni equilibri fondamentali del sistema terrestre appaiono più fragili di quanto si pensasse. Dall’altro, le tecnologie necessarie per ridurre le emissioni stanno migliorando e diventando meno costose con una rapidità superiore alle previsioni.
Nel 2025, osserva Klein citando il rapporto (lo European Electricity Review) del think tank sull’energia pulita Ember, la crescita della domanda mondiale di elettricità è stata coperta interamente per la prima volta dall’aumento della cosiddetta produzione pulita. Le rinnovabili, infatti, hanno superato un terzo della generazione elettrica mondiale e hanno oltrepassato il carbone.
La questione non è più quindi soltanto se la transizione energetica sia tecnicamente possibile, ma se possa essere realizzata abbastanza velocemente da evitare i danni peggiori.
2. Dall’energia “alternativa” all’energia più conveniente
McKibben sostiene che solare ed eolico non devono più essere visti e descritti come fonti costose e virtuose, adatte a una minoranza, bensì come le forme di produzione energetica più razionali e competitive. Il costo principale è iniziale: una volta installati pannelli, turbine e sistemi di accumulo, la fonte – sole o vento – è gratuita.
A questa trasformazione si aggiunge il rapido progresso delle batterie, che consentono di conservare l’elettricità per la notte o per periodi più lunghi. L’elettrificazione può poi sostituire molti usi diretti dei combustibili fossili: automobili e biciclette elettriche, pompe di calore per riscaldare e raffrescare gli edifici, cucine a induzione e, progressivamente, alcuni processi industriali. Il campo delle attività considerate impossibili da decarbonizzare si sta infatti ormai sempre più restringendo.
3. Un futuro di abbondanza, non soltanto di rinunce
Il messaggio politico più importante che secondo McKibenn dovrebbe “passare” è che la transizione non deve essere presentata esclusivamente come sacrificio. L’energia pulita abbondante può migliorare concretamente la vita: ridurre l’inquinamento urbano e le malattie respiratorie, rendere più economici trasporti e climatizzazione, sostenere la desalinizzazione, incentivare la realizzazione di nuovi sistemi agricoli e tecnologie innovative utili per rimuovere carbonio dall’atmosfera.
In Australia, l’eccesso di produzione solare nelle ore centrali ha portato a offrire elettricità gratuita in alcune fasce orarie, incoraggiando famiglie e imprese a ridurre i consumi e a installare batterie. Nei Paesi pù poveri, piccoli impianti e micro-reti possono portare rapidamente luce, refrigerazione, conservazione dei vaccini e attività economiche in comunità escluse dalle grandi infrastrutture. La natura “modulare” del solare riduce inoltre la dipendenza dai governi centrali e dai grandi monopoli.
4. La Cina avanza, gli Stati Uniti arretrano
La Cina è descritta come il principale motore industriale della transizione. Ha costruito enormi filiere per pannelli, batterie e veicoli elettrici, “installando” capacità solare a un ritmo senza precedenti e facendo scendere i prezzi globali. Questa produzione si diffonde anche spontaneamente: in Pakistan, ad esempio, molte famiglie e imprese, esasperate da una rete costosa e inaffidabile, hanno acquistato pannelli cinesi e realizzato impianti sui tetti senza attendere eventuali fondi pubblici.
Secondo McKibben, la leadership nel settore delle “tecnologie pulite” darà a Pechino un vantaggio economico e geopolitico stabile e duraturo. Gli Stati Uniti, invece, pur avendo contribuito a inventare e a realizzare molte di queste tecnologie, rischiano seriamente un’autolesione strategica: proteggono il mercato con dazi, ma non costruiscono con sufficiente continuità una filiera competitiva. La cooperazione con la Cina sulla produzione e diffusione globale delle tecnologie pulite sarebbe, sempre secondo l’intervistato, più utile della sola contrapposizione.
5. Il principale ostacolo è di natura politica
Il basso costo delle rinnovabili non garantisce da solo una transizione rapida. Servono finanziamenti iniziali, reti elettriche, nuove linee di trasmissione, autorizzazioni e politiche stabili.
McKibben accusa l’amministrazione Trump di aver indebolito gli incentivi dell’Inflation Reduction Act (IRA), bloccato progetti eolici offshore, limitato l’uso dei terreni federali e rallentato i permessi, interrompendo così bruscamente lo slancio accumulato negli anni precedenti.
Parallelamente, molte imprese e numerosi esponenti democratici hanno ridotto la visibilità del tema climatico, temendo che gli elettori lo associassero a costi, divieti e perdita di autonomia. Klein, assolutamente d’accordo con McKibben, ha sottolineato il limite di politiche percepite come imposizioni. La nuova strategia dovrebbe offrire vantaggi tangibili – bollette più basse, aria più pulita, prodotti migliori – senza rinunciare alle “regole” necessarie per accelerare il cambiamento.
6. La cattiva notizia: il tempo disponibile si riduce
L’ottimismo tecnologico è controbilanciato da un quadro climatico grave: il riscaldamento intensifica l’evaporazione e gli incendi nelle aree aride, mentre aumentano drasticamente le precipitazioni violente nelle regioni umide.
McKibben richiama anche i rischi per il sistema di correnti atlantiche che comprende la Corrente del Golfo: l’attuale scioglimento della Groenlandia modifica salinità e densità dell’oceano e potrebbe compromettere questo grande meccanismo di distribuzione del calore. Un indebolimento marcato avrebbe conseguenze profonde sul clima europeo e sull’intero sistema meteorologico globale.
Il punto essenziale è il seguente: all’umanità non mancano più innovative, sostenibili ed efficaci soluzioni energetiche; a mancare sono soprattutto il tempo e la capacità politica necessaria per applicarle e renderle definitivamente concrete e “operative”.
Conclusioni
La proposta congiunta di Klein e McKibben è quella di una nuova narrazione climatica: non si tratta solamente di evitare una catastrofe, ma di costruire un sistema energetico più economico, diffuso, pulito e resiliente.
Le forze economiche cominciano a favorire le tecnologie verdi, ma l’industria dei combustibili fossili conserva un enorme potere politico e cerca di rallentare la sostituzione. Ogni pannello, batteria, pompa di calore o veicolo elettrico riduce gradualmente quella dipendenza.
La sfida decisiva è quella di trasformare il vantaggio tecnologico in infrastrutture, consenso pubblico e decisioni rapide. La transizione è auspicabile e, in molti casi, conveniente; resta da capire, però, se procederà abbastanza in fretta da contenere una crisi climatica che continua inesorabilmente ad aggravarsi.
Lorenzo Romagnoli, PhD Candidate