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Il Marocco al voto: stabilità, potere e proiezione geopolitica

Il 23 settembre si svolgeranno le elezioni politiche nel Regno del Marocco. Il Regno alawita negli ultimi cinque anni ha goduto di una forte stabilità all’insegna di uno forte crescita economica non priva di disomogeneità territoriale e sociale. Dal punto di vista costituzionale il Marocco è una Monarchia Costituzionale, non paragonabile minimamente alla monarchie costituzionali europee. Il sistema istituzionale è, infatti, un mix tra costituzionalismo di stampo occidentale e concezione islamica del teoria pubblicistica del Califfato di scuola malikita che fa del Re il perno dell’ordinamento costituzionale.

Il 23 settembre si svolgeranno le elezioni politiche nel Regno del Marocco. Il Regno alawita negli ultimi cinque anni ha goduto di una forte stabilità all’insegna di uno forte crescita economica non priva di disomogeneità territoriale e sociale. Dal punto di vista costituzionale il Marocco è una Monarchia Costituzionale, non paragonabile minimamente alla monarchie costituzionali europee. Il sistema istituzionale è, infatti, un mix tra costituzionalismo di stampo occidentale e concezione islamica del teoria pubblicistica del Califfato di scuola malikita che fa del Re il perno dell’ordinamento costituzionale. Dalla liberazione dal colonialismo francese il sistema ha conosciuto una progressiva limitazione dei poteri reali e una parlamentarizzazione che può dirsi compita con l’ultima Costituzione del 2011. Il Re comunque è ancora un Re che regna e governa. E’ Capo dello Stato e Comandate dei Credenti, “Amir al Mouminin”, titolo che gli conferisce un forte legittimazione in un quadro istituzionale di statalizzazione della religione islamica. Il Re è Capo delle forze armate, presiede il Consiglio superiore del potere giudiziario detenendo poteri fondamentali in tutti i settori dello Stato. Il Re nomina il Capo del Governo e, su proposta di questi, i ministri e presiede il Consiglio dei ministri. Il potere di nomina del Capo del Governo è stato limitato dalla Costituzione del 2011 collegandolo strettamente al risultato elettorale: deve essere nominato un esponente del partito politico arrivato primo alle elezioni. Il sistema istituzionale prevede un bicameralismo imperfetto, con la Camera bassa eletta a suffragio universale diretto, composta da 395 membri e titolare ad esprime o ritirare la fiducia al Governo, ed una Camera alta eletta con suffragio indiretto rappresentativa delle autonomie locali e delle categorie professionali. Il sistema elettorale è di tipo proporzionale, prevede 92 circoscrizioni locali dove si eleggono 305 membri, e 12 circoscrizioni regionali dove si eleggono i restanti 90 membri. Con l’ultima modifica della legge elettorale le liste delle circoscrizioni regionali devono essere costituire solo da donne, assicurando così la rappresentanza minima femminile.  Le elezioni del 23 settembre sono le quarte dalla “primavera araba” e dall’entrata in vigore della Costituzione del 2011. Si tratta di elezioni, che nelle previsioni, a differenza delle precedenti, dovrebbero sancire la continuità dei partiti del governo uscente senza particolari scossoni alla stabilità del Marocco. Le precedenti elezioni del 2021 furono una svolta perché chiusero il decennio islamista. Il PJD, Parti de la Justice et du développement, il partito islamista vincitore delle elezioni del 2011 e del 2016 che ha espresso la figura del Capo di Governo nelle persone di Abdelilah Benkirane nel primo mandato e di Saâdeddine El Othmani, nel secondo mandato, subisce nel 2021 un vero e proprio tracollo, inaspettato nelle dimensioni, ottenendo solo 13 seggi dei 125 che deteneva e piazzandosi solo al settimo posto. Una perdita causata dalla mancata attuazione delle promesse elettorali in termini di occupazione e salari, oltre la dimostrata incapacità di governo, e l’emergere di una corruzione elevata a sistema. Le elezioni del 2021 hanno visto vittorioso l’RNI Rassemblement National des Indépendants di Aziz Akhannouch, uomo più ricco del Marocco dopo il Re Muhammad VI e potente Ministro dell’Agricoltura dei precedenti governi, che ha ottenuto 102 seggi, seguito dal  PAM Parti authenticité et modernité  con  86 seggi e dal PI Parti Istiqlal, 81 seggi. Di seguito tutti gli altri: USFP l’Union socialiste des forces populaires 35 seggi, MP Mouvement Populaire 29 seggi, UC l’Union Costitutionnelle 18 seggi, PJD Parti de la Justice et du développement 13 seggi, altri partiti 10 seggi. I primi tre partiti hanno costituito la coalizione guidata da Aziz Akhannouch che in questi ultimi cinque anni ha governato in Marocco. La coalizione si è rivelata abbastanza compatta nell’attività di governo anche perché i partiti che la costituiscono sono piuttosto omogenei. L’RNI Rassemblement National des Indépendants si presenta come un partito che punta alle riforme sociali con l’estensione delle pensioni della sanità pubblica ed il potenziamento dell’istruzione. Il PAM Parti authenticité et modernité è un partito di impostazione liberale, mentre il PI Parti Istiqlal è il partito storico del Marocco, nazionalista, assertore del progetto del grande Marocco con una sensibilità particolare per la questione del Sahara Occidentale. Tutti e tre i partiti sono molto vicini alla monarchia ed hanno sostenuto i programmi di innovazione proposti dal Re Mohammed VI. In particolare il governo ha puntato all’estensione dello Stato Sociale con la copertura sanitaria assicurata a più di 15 milioni di marocchini che ne erano privi, con contributi diretti mensili a famiglie bisognose ed con il raddoppio del budget della spesa sanitaria. In materia economica gli investimenti pubblici in infrastrutture è salito da 230 miliardi del 2021 al 380 miliardi di dirham del 2026, le esportazioni industriali sono cresciute del 44,5%, gli investimenti esteri hanno raggiunto cifre record e la crescita economica supera il 4,5%. In materia di rinnovabili, il Governo Akhannouch ha intensificato ed accellerato i progetti di transizione ecologica riguardanti il solare, l’eolico e lo sviluppo dell’idrogeno verde con il fine di fare del Marocco un leader nel continente africano materia di energia pulita. Ingenti aiuti sono stati dati in agricoltura e nei trasporti per compensare i rincari. Complessivamente la povertà è diminuita dall’11,9 del 2014 al 6,8 del 2024. In politica estera il Marocco, nella contrapposizione con il Fronte Polisario e l’Algeria sostenitrice per del Fronte Polisario sulla questione Sahara Occidentale, in questi 5 anni ha guadagnato molto terreno. Si è, infatti ampliato il novero degli Stati che aderiscono al piano di autonomia speciale sotto la sovranità marocchina dei territori del Sahara Occidentale con l’impulso fondamentale dato da parte degli Stati Uniti (eredità degli Accordi di Abramo) e la svolta storica di Paesi europei chiave, come la Spagna e la Francia, che ha prodotto anche la presa di posizione chiara dell’ONU a favore della posizione marocchina. La gestione delle frontiere ha caratterizzato i rapporti con l’Europa. La vicenda di Ceuta e Melilla ha da un lato sottolineato come il Marocco sia un partener necessario per il controllo dei flussi migratori, ma dall’altro ha evidenziato come questo è uno strumento di pressione di politica estera spesso usato dal governo di Rabat. Altra leva usata come soft power a livello internazionale dal Marocco in questi 5 anni è il calcio. L’organizzazione della Coppa d’Africa in maniera impeccabile con la costruzioni di strade, stadi e infrastrutture avveneristiche, l’aggiudicazione insieme alla Spagna ed al Portogallo dei Mondiali di calcio 2023 dopo a vari tentativi andati a vuoto ed il risultati delle nazionale hanno dato un immagine di uno Stato marocchino  vincente, in forte crescita e dalle forti ambizioni. L’opposizione parlamentare in questi ultimi 5 anni si è presentata molto frammentata. Gli islamisti del PJD, dopo la sonoro sconfitta, hanno cercato di riorganizzarsi, hanno richiamato come segretario il vecchio leader Benkirane assumendo una posizione di critica a tutto tondo al governo. Il MP Mouvement Populaire, partito marcatamente amazingh e liberista, e l’UC l’Union Costitutionnelle, partito di stato liberale conservatore, hanno portato avanti una critica minima al governo e più costruttiva rispetto agli islamisti. La sinistra, l’USFP l’Union socialiste des forces populaires e il PPS Parti du progrès et du Socialisme, hanno centrato la critica al governo sulle insufficienti politiche tese alla creazione di posti di lavoro, sull’inflazione e sulla gestione della forte siccità che ha colpito il Paese. L’ampiezza numerica della coalizione di governo ha, di fatto, reso quasi irrilevante le critiche dell’opposizione. In questi anni la vera opposizione è stata l’opposizione sociale e delle piazze promossa dalla cosiddetta Generazioni Z, o GenerazioneZ212 dal prefisso telefonico del Marocco. La scintilla è stata la morte di otto partorienti nell’ospedale di Agadir per carenza di cure. Con lo slogan “Stadi si Ospedali no” l’opposizione giovanile ha contestato le spese enormi per gli stadi e le strutture per la Coppa d’Africa ed i mondiali di calcio del 2030 ed una forte disoccupazione giovanile a fronte di una sanità pubblica ed una istruzione pubblica carenti ed insufficienti. La risposta del governo, dopo una prima repressione, è stata il rafforzamento dello stato sociale e una serie di leggi volte a favorire l’istituzionalizzazione del dissenso.  Il quadro esposto che definisce una forte crescita economica del Marocco seppur non priva di problemi fa supporre un esito del voto popolare che confermi il quadro politico attuale con la riconferma dell’attuale coalizione, seppure con un possibile ordine di piazzamento diverso rispetto al 2021 dei tre partiti della coalizione e con una probabile estensione della responsabilità di governo a qualche altra forza politica. La campagna elettorale registra una dialettica molto forte tra RNI e PAM che presumibilmente si contendono il primo posto e di conseguenza la carica di Capo del Governo. Akhannouch nei mesi scorsi ha lasciato la segreteria del suo partito a favore Mohamed Chaouki, il che farebbe pensare che se l’RNI vince di nuovo le elezioni quest’ultimo dovrebbe ricevere il mandato dal RE. Ma non è detto, poiché l’art 47 Cost. obbliga il RE a nominare soltanto un esponente del partito arrivato in testa alle elezioni dei membri della Camera dei rappresentanti non necessariamente il segretario del partito. Dall’altra parte il PAM, arrivato secondo nelle tre ultime tornate elettorali, ambisce finalmente alla guida dell’esecutivo. L’arrivo nel partito di Fouzi Lekiaa, il Presidente della Federazioni di calcio marocchina e già ministro delegato per il bilancio, ha sicuramente rafforzato il partito vista l’ampia popolarità di cui gode a seguito dei notevoli risultati calcistici delle nazionali marocchine. Nel caso di vittoria del PAM la sua nomina a Capo del Governo sarebbe molto probabile, come quella della segretaria generale del partito Fatima-Zahra El Mansouri. Sarebbe la prima volta di una donna alla guida del Governo marocchino con tutte le implicazioni interne ed internazionali che ciò comporterebbe.

 

Prof. Giuseppe Arena – Docente di Diritto pubblico comparato all’Università “KORE” di Enna    

Coordinamento a cura di Ciro Sbailò

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