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Etiopia: la ripresa della guerra nel Tigrè

Estratto dell’articolo di Nimi Princewill, War has returned to Ethiopia’s Tigray — and former enemies are now fighting together. What changed?, per il CNN, venerdì 25 settembre 2026.

 

  • Che cosa è accaduto

Come puntualmente riportato dall’autore dell’articolo in questione, il giornalista nigeriano Nimi Princewill, nel nord dell’Etiopia sono ripresi i combattimenti tra le forze del Tigrè e il governo federale. Il 23 settembre scorso, infatti, le forze tigrine hanno occupato tre aeroporti sotto controllo federale e gli scontri si sono estesi anche alle regioni confinanti di Amhara e Afar. Ethiopian Airlines ha anche sospeso i collegamenti con il Tigrè. Il nuovo conflitto mette in grave crisi l’accordo di pace firmato nel 2022.

Non è accertato chi abbia avviato questa escalation: il governo regionale del Tigrè sostiene di avere reagito a un attacco federale, mentre un consigliere del primo ministro Abiy Ahmed, Premio Nobel per la pace nel 2018, accusa invece il Fronte Popolare di Liberazione del Tigrè (TPLF) di avere lanciato per primo un’offensiva. Secondo ACLED (Armed Conflict Location & Event Data Prpject), un’organizzazione non governativa internazionale senza scopo di lucro che raccoglie in tempo reale dati, analisi e mappature su violenza politica, proteste e conflitti in tutto il mondo, scontri più limitati erano già iniziati il primo di agosto nei pressi del confine sudanese, seguiti da attacchi con droni e movimenti di truppe.

  • Il contesto della guerra precedente

Il TPLF ha dominato per quasi trent’anni la politica etiope. I rapporti con il governo centrale sono peggiorati dopo l’ascesa di Abiy nel 2018, la riorganizzazione del partito di governo e il contrasto sulle elezioni regionali del 2020. Nel novembre di quell’anno è iniziata una guerra durante la quale l’esercito federale ha combattuto insieme alle forze eritree e a gruppi dell’Amhara contro il TPLF. Il conflitto, che si è concluso solamente due anni dopo, ha causato circa 600.000 morti, milioni di sfollati e una gravissima crisi alimentare. Entrambe le parti, infatti, sono state accusate di gravi violazioni dei diritti umani.

  1. Perché la pace non ha retto

L’accordo di Pretoria del 2 novembre 2022 prevedeva il disarmo delle forze tigrine, il ripristino dell’autorità federale, degli aiuti umanitari e dei servizi essenziali, oltre a un’amministrazione provvisoria. Sono rimasti però irrisolti il controllo dei territori contesi con l’Amhara e il ritorno degli sfollati. L’Eritrea, alleata del governo federale nella guerra precedente, non ha partecipato all’intesa.

Secondo il ricercatore e giornalista etiope Surafel Getahun, intervistato da Nimi Princiwell per il CNN, il governo federale non ha rispettato impegni cruciali, mentre il TPLF ha ripreso il controllo dell’amministrazione regionale e ricostituito le proprie forze. Anche la lotta interna tra la fazione di Debretsion Gebremichael (Presidente del TPLF) e quella di Getachew Reda (Ex Ministro dei trasporti e della logistica dell’Etiopia) ha indebolito il processo di pace.

  • Le nuove alleanze e i rischi

Il TPLF ha aderito a una coalizione di sette gruppi armati che intende rovesciare il governo di Abiy e formare un’amministrazione di transizione. Di questa alleanza fa parte anche il Movimento Fano dell’Amhara (organizzazione politico-militare e gruppo di miliziani etno-nazionalisti), che nella guerra del 2020–2022 ha combattuto contro il TPLF al fianco dell’esercito federale. Sembra che combattenti tigrini e Movimento Fano stiano ora collaborando ed operando insieme. La coalizione resta però fragile, soprattutto per le dispute territoriali ancora aperte tra Tigrè e Amhara.

Il Tigrè non si è ancora ripreso del tutto dalla guerra precedente e molti sfollati non sono tornati a casa. Un’estensione dei combattimenti potrebbe aggravare la crisi umanitaria e coinvolgere anche l’Eritrea, i cui rapporti con Addis Abeba sono peggiorati anche a causa della questione dell’accesso etiope al Mar Rosso. Il governo eritreo nega di sostenere gruppi armati etiopi, mentre l’Unione Africana ha chiesto alle parti di ridurre la tensione e riprendere il dialogo.

 

Lorenzo Romagnoli, PhD Candidate



 

Coordinamento a cura di Ciro Sbailò

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