La tecnologia ci libererà dal lavoro? Cosa ci insegna la storia sulle promesse della rivoluzione dell’IA
- 9 Ottobre 2026
Ripercorrere la storia delle innovazioni tecnologiche è utile per evidenziare come le macchine consentano di risparmiare tempo e fatica, ma al tempo stesso non producano necessariamente una riduzione complessiva del lavoro. Al contrario, il tempo ricavato da un’attività adesso svolta da una macchina, può essere rapidamente impiegato per fare altro, modificando profondamente abitudini, occupazione e organizzazione sociale. Questa dinamica è raccontata e spiegata da Tim Harford nel suo articolo “Liberated by technology (again): Does the history of labour-saving inventions teach us anything about a revolution in AI?” pubblicato dal Financial Times. La storia delle innovazioni tecnologiche viene qui utilizzata per riflettere sulle possibili conseguenze della rivoluzione dell’intelligenza artificiale.
Tale storia inizia da una delle prime innovazioni introdotte, la macchina da cucire, risalente al XIX secolo e associata al nome di Isaac Merritt Singer. Singer non era noto per essere un uomo fedele o particolarmente favorevole all’emancipazione femminile, come si evince dalla sua storia personale caratterizzata da numerosi rapporti e figli avuti con donne diverse. Egli arrivò persino a considerare la macchina da cucire come un mezzo per mantenere le donne occupate, tranquille e concentrate sui loro compiti domestici. Tuttavia, grazie a vari perfezionamenti tecnologici e ad alcune decisioni economiche, la macchina da cucire venne sempre di più associata al nome di Singer, ma non per l’esito da lui inizialmente immaginato. Tale strumento si rivelò infatti una tecnologia in grado di rendere il lavoro da cucito più veloce e di aumentare la produttività, permettendo alle donne di accedere più facilmente al lavoro retribuito e di ottenere una maggiore indipendenza economica. In questo modo, il cucito passò dall’essere un’attività lunga e faticosa per molte donne a diventare una mansione più efficiente grazie all’introduzione della tecnologia, tanto che anche il New York Times descrisse la macchina da cucire come un’invenzione particolarmente vantaggiosa per le donne. Di conseguenza, Singer diede involontariamente vita a uno strumento capace di contribuire all’autonomia e alla libertà femminile.
Secondo una ricerca degli economisti Philip Ager e Davide Coluccia, la macchina da cucire ebbe un impatto significativo sulla vita delle donne. Tuttavia, tale impatto non fu uguale per tutte. Bisogna infatti stabilire cosa si intende per libertà, concetto che può assumere significati diversi a seconda delle condizioni economiche e sociali delle persone prese in considerazione. Per le donne della classe operaia, la macchina contribuì a creare maggiori possibilità di indipendenza economica, favorendo il lavoro retribuito e il rinvio del matrimonio e della maternità. Per le donne più benestanti, invece, l’introduzione di questa invenzione le liberò da una parte delle attività domestiche, ma il tempo risparmiato poteva essere paradossalmente destinato a sposarsi prima e avere più figli. La stessa innovazione, quindi, poteva produrre conseguenze differenti a seconda della condizione sociale.
Questo fenomeno si ritrova in altre tecnologie domestiche. La lavatrice ne è un esempio. Tale invenzione ha consentito di ridurre enormemente il tempo necessario per lavare una determinata quantità di vestiti. Tuttavia, come evidenziato da Ruth Schwartz Cowan nel suo lavoro More Work for Mother (1983), il tempo risparmiato non ha portato a lavare meno. Al contrario, ha spinto le persone a lavare i vestiti più frequentemente. Il risultato è che una parte del tempo risparmiato è stata utilizzata per aumentare la quantità di lavoro svolto in ambito domestico.
Un’altra cosiddetta “tecnologia della libertà” è la lavastoviglie, introdotta nel 1886 da Josephine Cochrane. In realtà, tale invenzione è quella che più si avvicina al concetto di effettivo risparmio del lavoro. Infatti, la lavastoviglie ha ridotto il tempo e lo sforzo necessari per un’attività domestica, senza però portare a un aumento significativo della frequenza con cui vengono lavati i piatti.
A tal proposito, Harford introduce il concetto economico di elasticità della domanda. Quando una riduzione del costo o della difficoltà di un’attività porta le persone a richiederne una quantità molto maggiore, la domanda è elastica. È quanto accaduto con il bucato: rendere più semplice lavare i vestiti ha contribuito a farne lavare molti di più. Per altre attività, invece, come lavare i piatti, la domanda è meno elastica.
Tra le innovazioni che hanno contribuito maggiormente a ridurre il lavoro domestico vi sono poi gli alimenti industrialmente prodotti. Cibi già preparati, ingredienti confezionati e la crescente diffusione del cibo da asporto hanno ridotto significativamente il tempo necessario per preparare i pasti e occuparsi delle attività successive, anche se talvolta si tratta di prodotti poco salutari. Il cambiamento introdotto è particolarmente evidente confrontando il passato con il presente. Negli anni ’60, le donne dedicavano diverse ore al giorno alla preparazione dei pasti e alla successiva pulizia della cucina. Oggi, invece, come evidenzia l’American Time Use Survey, il tempo destinato a queste attività si è notevolmente ridotto.
Secondo Harford, tuttavia, una delle innovazioni che ha avuto il maggiore effetto sulla vita delle donne non è destinata a risparmiare il lavoro domestico, bensì a controllare il momento della maternità. Si tratta della pillola anticoncezionale, uno strumento che ha permesso alle donne di pianificare diversamente la propria vita e di investire maggiormente nella formazione e nella carriera professionale. Gli studi degli economisti Claudia Goldin e Lawrence Katz mostrano come la diffusione della pillola anticoncezionale abbia contribuito ad aumentare la presenza delle donne nelle professioni qualificate.
La storia di queste innovazioni offre alcuni spunti per comprendere l’attuale rivoluzione dell’intelligenza artificiale. A tal proposito, Harford individua tre elementi principali. Il primo è che le conseguenze delle innovazioni tecnologiche sono spesso difficili da prevedere. Una tecnologia apparentemente semplice può produrre effetti molto diversi a seconda delle persone e del contesto sociale in cui viene utilizzata. Il secondo riguarda l’elasticità della domanda. Quando il costo di un’attività diminuisce, non è detto che il tempo risparmiato venga semplicemente trasformato in tempo libero. La domanda relativa a quella stessa attività può aumentare, portando le persone a fare di più. Infine, il terzo elemento si riferisce al fatto che il progresso sociale e tecnologico non dipende necessariamente dalle intenzioni di chi introduce un’innovazione. Anche persone mosse da interessi personali o da motivazioni discutibili, come Singer, possono contribuire involontariamente a trasformazioni sociali di ampia portata. Non possiamo quindi stabilire in anticipo se l’intelligenza artificiale ci permetterà effettivamente di lavorare meno. Il vero effetto dell’AI dipenderà da come individui e società sceglieranno di utilizzare le nuove possibilità offerte dalla tecnologia.
Rachele Riggio – Tirocinante Geodi