Rielaborazione dell’articolo di Johanna Treeck:
“https://www.politico.eu/article/alternative-for-germany-afd-exit-euro-power/” – Politico
AfD alla prova del potere: perché l’uscita dall’euro non è più una priorità
- 16 Ottobre 2026
Rielaborazione dell’articolo di Johanna Treeck:
“https://www.politico.eu/article/alternative-for-germany-afd-exit-euro-power/” – Politico
La mossa di Alternative für Deutschland (AfD), partito di estrema destra, volta ad ammorbidire la promessa di uscire dall’euro rappresenta il più recente segnale del fatto che il partito si sta adattando a un’ambizione che un tempo sembrava lontana: governare la Germania.
Il cambiamento, proposto in un documento strategico del partito tedesco di destra visionato da POLITICO, trasforma un impegno inequivocabile e di lunga data ad abbandonare l’euro in una posizione più accettabile per il tedesco medio. È il tipo di mossa pragmatica che i partiti radicali di tutta Europa hanno compiuto man mano che una crescente ondata di consensi li ha avvicinati al potere reale.
Nel documento, riportato per la prima volta da Bild am Sonntag, l’AfD abbandona la richiesta alla Germania di ritirarsi in modo “ordinato” dal principale progetto di integrazione monetaria dell’UE. Propone invece di sottoporre la questione a un referendum nazionale qualora i suoi partner si rifiutino di attuare una serie di riforme radicali del funzionamento dell’unione monetaria.
“L’AfD sta ora cercando di smussare i suoi aspetti più controversi”, ha affermato Carsten Brzeski, responsabile globale della ricerca macroeconomica di ING. “Probabilmente vuole apparire più adatta a governare… Sta riformulando il dibattito sull’uscita inserendolo in una piattaforma euroscettica più articolata”.
Altri sono stati più diretti.
“Questo li farà sembrare meno folli”, ha affermato Stefan Gerlach, capo economista di EFG Bank.
La proposta non è ancora una politica ufficiale: il programma attuale dell’AfD, così come espresso nel manifesto presentato alle elezioni federali dello scorso anno, prevede ancora l’uscita dall’euro, e si prevede che un congresso del partito prenderà in considerazione eventuali modifiche soltanto l’anno prossimo. René Aust, presidente del gruppo Europa delle Nazioni Sovrane al Parlamento europeo, di cui fa parte l’AfD, ha sostenuto in un post sui social media che il cambiamento si limita ad elaborare una posizione già esistente.
Tuttavia il valore simbolico è importante, poiché segnerebbe un chiaro allontanamento dai principi fondanti del partito. L’AfD nacque come partito anti-euro, galvanizzato dai controversi salvataggi finanziari ad hoc di governi, tra cui quelli di Grecia, Irlanda e Portogallo, durante la crisi del debito sovrano tra il 2010 e il 2012. Ma, dopo che il fondatore Bernd Lucke fu estromesso nel 2015, l’immigrazione e altre questioni scottanti della guerra culturale divennero centrali, mentre l’euroscetticismo finì in secondo piano.
Il nuovo cambiamento sembra inoltre rappresentare una vittoria per la leader dell’AfD, Alice Weidel, che ha gli occhi puntati alla cancelleria federale. Negli ultimi due anni ha sostenuto che fosse “ormai troppo tardi” perché la Germania si ritiri dall’euro e, in un intervista trasmessa dall’emittente pubblica ZDF ad agosto, ha eluso le domande sull’impegno preso nel manifesto di uscire dall’euro, preferendo attaccare le carenze della valuta e i presunti abusi nella sua governance a spese della Germania.
Marcel Lewandowsky, professore di scienze politiche all’Università di Halle ed esperto di populismo, ha affermato di considerare questo cambiamento parte di una tendenza più ampia dell’estrema destra europea a moderare il proprio linguaggio e le proprie aspirazioni man mano che si avvicina al potere.
Dopo due nette vittorie nelle elezioni regionali del mese scorso e con un chiaro e crescente vantaggio nei sondaggi nazionali, l’AfD non è mai stata così vicina al potere. Lewandowsky ha osservato che anche il Rassemblement National (RN) francese ha abbandonato le promesse di abbandonare l’euro ed uscire dall’UE. Tali decisioni sembrano aver consolidato il vantaggio del partito nei sondaggi nazionali, offrendo a Marine Le Pen la sua migliore opportunità finora di assicurarsi la presidenza francese nelle elezioni della prossima primavera.
Ancora radicali dopo tutti questi anni?
Non è che l’AfD abbia abbandonato il radicalismo o abbia improvvisamente sviluppato un amore per la moneta unica. Il partito vuole che i Paesi che ricevono sostegno finanziario indiretto attraverso le operazioni di prestito e acquisto di obbligazioni della Banca centrale europea saldino regolarmente le proprie passività nel sistema di pagamento della banca centrale (noto come TARGET) in oro o Bitcoin.
Vuole inoltre avere successo laddove il ministro delle Finanze di Angela Merkel, Wolfgang Schäuble, ha fallito, applicando un meccanismo di insolvenza per gli Stati sovrani della zona euro. Come ulteriore misura, chiede anche di attribuire alla Germania maggiore influenza nel processo decisionale della BCE, sostenendo che i diritti di voto nel Consiglio direttivo dovrebbero essere proporzionati alle dimensioni e al peso economico dei Paesi membri.
Oltre a ciò, il documento strategico propone anche lo scioglimento del Parlamento europeo e la sostituzione degli eurodeputati con delegazioni nazionali, affinché i parlamenti nazionali “restino responsabili nei confronti dei cittadini di ogni nazione, anziché sviluppare una logica interna slegata da essi”. Lewandowsky lo definì “un allontanamento dal sovranazionalismo verso la cooperazione internazionale a livello europeo, con regole per governarla”.
“Ciò richiederebbe un accordo da parte di tutti gli Stati membri, cosa che non si otterrebbe”, ha affermato Gerlach di EFG Bank.
Poiché è probabile che i partner tedeschi si oppongano alle richieste di tali modifiche ai trattati dell’UE, un eventuale futuro governo federale guidato dall’AfD potrebbe facilmente trovarsi in una situazione in cui le condizioni per indire un referendum potrebbero essere considerate soddisfatte.
Gli echi della Brexit
I tedeschi, tuttavia, non sembrano avere alcuna fretta di indire un referendum: secondo il sondaggio Eurobarometro della Commissione europea di questa primavera, l’87% sostiene l’euro.
“Per i partiti populisti di estrema destra, la richiesta di referendum è più importante della loro effettiva celebrazione”, ha affermato Lewandowsky. “Finché continuano a chiedere un referendum, possono dire: ‘Il vero popolo, che soltanto noi rappresentiamo, non viene consultato’. È questo il punto”.
Per Holger Schmieding, capo economista di Berenberg, la strategia ricorda quella dell’ex primo ministro britannico David Cameron ovvero suggerire riforme che gli altri Paesi difficilmente accetteranno e lasciare poi che siano gli elettori a decidere cosa accadrà se i negoziati falliranno.
Il destino di Cameron ci ricorda che questa strategia non è priva di rischi. E, con le crescenti richieste di sostegno alla BCE avanzate da esponenti politici francesi sia di sinistra sia di destra, tali rischi potrebbero essere sul punto di divampare nuovamente.
Comunque vadano le cose, affermano gli analisti, l’opzione nucleare di far saltare in aria l’euro sembra ormai esclusa.
“Un’uscita della Germania dall’euro — o anche solo una minaccia credibile di uscita — rappresenterebbe un enorme atto di autosabotaggio economico”, ha dichiarato Marcel Fratzscher, presidente dell’Istituto tedesco per la ricerca economica (DIW). “Un uscita ridurrebbe gli investimenti, costerebbe milioni di posti di lavoro, distruggerebbe la prosperità e innescherebbe una profonda crisi finanziaria in Europa”.
È un punto che anche altri importanti esponenti dell’AfD, oltre a Weidel, stanno ora accettando, seppure a malincuore. Il deputato Bernd Baumann ha ironicamente osservato, durante la conferenza stampa di martedì, che il momento della “Dexit”, l’uscita della Germania dall’euro, era ormai passato, ammesso che fosse mai esistito.
“Più lungo è il matrimonio”, ha dichiarato, “più costoso è il divorzio”.
Mattia Marozzini – Tirocinante Geodi