Intelligenza artificiale cinese e sicurezza europea: la nuova frontiera della competizione tecnologica
- 16 Ottobre 2026
La competizione globale nel campo dell’intelligenza artificiale non riguarda più soltanto lo sviluppo di modelli sempre più avanzati, ma anche la capacità di comprenderne i rischi e valutarne le implicazioni per la sicurezza. In questo contesto si inserisce l’iniziativa riportata recentemente da Politico, secondo cui l’Agenzia Europea per la Cybersicurezza (ENISA) e il Joint Research Centre (JRC) della Commissione europea stanno esaminando modelli di intelligenza artificiale a “pesi aperti” (open-weight) sviluppati in Cina, con l’obiettivo di valutarne le capacità e i potenziali rischi informatici.
La questione va oltre la mera ricerca tecnologica. In un scenario internazionale caratterizzato dalla crescente competizione tra Cina, Stati Uniti e Unione europea, la diffusione di modelli accessibili e adattabili solleva interrogativi sulla protezione delle infrastrutture digitali, sulla gestione delle dipendenze tecnologiche e sulla capacità europea di preservare la propria autonomia strategica. Comprendere queste tecnologie diventa quindi una necessità tanto tecnica quanto geopolitica.
I modelli “open-weight”
Per comprendere la portata dell’iniziativa europea, è necessario chiarire le caratteristiche dei modelli oggetto di valutazione. I modelli “open-weight” rendono disponibili i propri pesi, ossia i parametri numerici appresi durante la fase di addestramento che contribuiscono a determinarne il comportamento. Questa disponibilità consente a ricercatori, imprese e sviluppatori di eseguire i modelli e, in funzione delle condizioni di licenza, modificarli e adattarli a specifiche esigenze. L’accesso ai pesi, tuttavia, non comporta necessariamente la disponibilità del codice sorgente, dei dati di addestramento o di tutte le informazioni relative allo sviluppo del sistema. Per questo motivo, open-weight e open source non possono essere considerati termini perfettamente intercambiabili.
Negli ultimi anni, diversi modelli cinesi hanno contribuito ad ampliare l’accesso a sistemi di intelligenza artificiale competitivi, intensificando il confronto con le aziende statunitensi e le iniziative europee. Questa evoluzione si inserisce nella più ampia competizione internazionale per lo sviluppo e il controllo delle tecnologie strategiche. Per l’Unione Europea, la sfida consiste nel conciliare l’accesso a sistemi avanzati con la necessità di garantire sicurezza e affidabilità, mantenendo un adeguato margine di autonomia strategica. La valutazione dei modelli stranieri rappresenta quindi uno strumento per comprenderne le capacità e i limiti prima di un eventuale impiego in un contesto sensibile. La questione verte su una domanda fondamentale: fino a che punto l’Europa può fare affidamento su tecnologie sviluppate al di fuori dei propri confini senza perdere il controllo sui sistemi digitali da cui dipendono i servizi essenziali?
La strategia europea
L’iniziativa si inserisce nell’ambito dell’Action Plan on Cybersecurity and Artificial Intelligence, presentato dalla Commissione europea il 7 luglio 2026, che affronta le implicazioni strategiche della crescente diffusione dell’intelligenza artificiale avanzata. Il documento richiama l’attenzione sulla concentrazione delle capacità più sofisticate al di fuori dell’Unione e sulla dipendenza europea da fornitori stranieri per l’accesso a determinate tecnologie. Il problema solleva interrogativi non soltanto sulla sicurezza dei sistemi adottati, ma anche sulla possibilità per le istituzioni e le organizzazioni europee di accedervi secondo modalità compatibili con le proprie esigenze strategiche.
In questa prospettiva, la Commissione individua nella valutazione indipendente dei modelli, nell’accesso sicuro alle capacità avanzate e nello sviluppo di soluzioni europee tre strumenti complementari. Si inserisce in questo quadro la sperimentazione di applicazioni dell’intelligenza artificiale in ambito cyber, con il coinvolgimento di ENISA e JRC, attraverso ambienti controllati nei quali analizzare prestazioni e limiti. La necessità di queste verifiche è legata alla duplice natura dell’intelligenza artificiale applicata alla cybersicurezza. Da un lato, i modelli avanzati possono supportare l’individuazione delle vulnerabilità e la gestione degli incidenti; dall’altro, le medesime capacità possono essere sfruttate da malintenzionati per agevolare attività offensive. Quindi, la questione riguarda le caratteristiche dei modelli, le protezioni di cui dispongono e i rischi che possono emergere quando sono integrati con strumenti esterni.
Un ulteriore elemento di criticità è rappresentato dalla velocità con cui possono evolvere le capacità offensive. L’intelligenza artificiale può contribuire ad accelerare l’individuazione delle vulnerabilità, ma la loro correzione richiede risorse, competenze e coordinamento tra gli attori coinvolti. Qualora una falla venga sfruttata prima che sia possibile intervenire, le conseguenze possono estendersi ai sistemi e ai servizi che dipendono dall’infrastruttura compromessa. Per questo motivo, il piano della Commissione attribuisce importanza anche al miglioramento dei processi di gestione delle vulnerabilità e allo sviluppo di strumenti capaci di assistere i team di sicurezza nell’individuazione e nella correzione dei problemi.
La questione assume così una dimensione che va oltre la protezione delle reti. La capacità di valutare autonomamente le tecnologie disponibili, comprenderne i limiti e sviluppare strumenti propri diventa parte integrante della resilienza digitale europea. L’obiettivo è disporre delle competenze e delle infrastrutture necessarie per verificare i sistemi sviluppati al di fuori dell’Unione in modo da utilizzarli in condizioni di sicurezza, riducendo al contempo le dipendenze che potrebbero trasformarsi in vulnerabilità strategiche.
La Cina nella competizione globale per l’IA
L’attenzione europea verso i modelli di intelligenza artificiale sviluppati in Cina assume un significato che va oltre la semplice valutazione delle loro prestazioni tecniche, riflettendo le trasformazioni in atto negli equilibri della competizione tecnologica globale. La crescente diffusione di sistemi accessibili e adattabili anche al di fuori delle aziende che li hanno sviluppati sta ampliando le possibilità di utilizzo dell’intelligenza artificiale, mettendo al contempo in discussione il predominio dei principali attori statunitensi. Per comprendere le ragioni dell’interesse europeo, è quindi necessario analizzare il ruolo dei modelli cinesi nel panorama globale dell’intelligenza artificiale, distinguendo le opportunità offerte dalla loro diffusione dai rischi connessi alla sicurezza e alla dipendenza tecnologica.
I modelli cinesi a pesi aperti consentono agli utilizzatori di accedere ai parametri appresi durante l’addestramento e, a seconda delle condizioni di licenza, di adattarli alle proprie esigenze. Questa caratteristica può ridurre i costi di accesso all’intelligenza artificiale e offrire a imprese e istituzioni una maggiore flessibilità nell’implementazione dei sistemi. In questo contesto, il lancio di DeepSeek-R1 nel gennaio 2025 ha contribuito a ridimensionare la percezione di una netta superiorità statunitense, alimentando il dibattito internazionale sulla competitività cinese.
La diffusione di questi sistemi assume inoltre una dimensione geopolitica. La disponibilità di modelli competitivi a costi contenuti può favorire la creazione di un ecosistema internazionale di applicazioni, servizi e strumenti basati su tecnologie cinesi. Come evidenziato da un’analisi del Center for Strategic and International Studies (CSIS), la diffusione internazionale di queste soluzioni può avere implicazioni strategiche che possono incidere sugli equilibri tecnologici e sulle relazioni di dipendenza tra fornitori e utilizzatori. La competizione, pertanto, riguarda la capacità di promuovere l’adozione su scala internazionale di sistemi sempre più avanzati, influenzando le scelte tecnologiche di imprese e istituzioni.
Per l’Unione europea, la sfida consiste quindi nel conciliare l’accesso a soluzioni innovative e flessibili con la tutela della sicurezza e dell’autonomia tecnologica. Di conseguenza , la questione sta nel comprendere quali rischi e garanzie comporti l’impiego dei modelli cinesi.
I rischi per la sicurezza europea
La valutazione europea dei sistemi cinesi deve concentrarsi sulle caratteristiche tecniche dei modelli, sulle modalità di distribuzione e sulle condizioni concrete di utilizzo. Le criticità possono essere ricondotte a tre dimensioni interconnesse: normativa, geopolitica e tecnologica.
Sul piano normativo, l’impiego di modelli open-weight deve essere valutato alla luce del quadro europeo in materia di intelligenza artificiale e protezione dei dati. L’AI Act introduce obblighi specifici per i modelli di intelligenza artificiale per finalità generali (General-Purpose AI, GPAI), prevedendo alcune deroghe per i modelli distribuiti con licenze libere e aperte. Tali deroghe, tuttavia, non equivalgono a un’esenzione della normativa. Gli obblighi applicabili dipendono dalle caratteristiche del modello, dal ruolo svolto dai soggetti coinvolti e dalle modalità di utilizzo del sistema. A questo quadro si aggiunge il Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR), rilevante quando il trattamento coinvolge dati personali. Le organizzazioni che integrano questi strumenti devono quindi valutare la conformità dei propri sistemi, considerando anche i rischi legati alla gestione delle informazioni e alle modalità di trattamento dei dati.
La seconda dimensione riguarda la dipendenza tecnologica. L’adozione di modelli sviluppati in Cina può offrire alle organizzazioni europee l’accesso a strumenti competitivi e relativamente economici, ma può anche creare legami con ecosistemi tecnologici sui quali esse esercitano un controllo limitato. Le conseguenze dipendono dalle modalità di distribuzione. Qualora un fornitore modifichi le condizioni di accesso o interrompa il supporto, le organizzazioni che dipendono dai suoi servizi potrebbero incontrare difficoltà nell’aggiornamento e nella manutenzione dei propri sistemi. Questi scenari non riguardano esclusivamente i modelli cinesi, ma assumono una rilevanza geopolitica quando si inseriscono nella competizione internazionale per il controllo delle tecnologie strategiche. Per ridurre tali dipendenze, diventa quindi importante valutare la possibilità di utilizzare strumenti alternativi e garantire la continuità operativa anche in caso di interruzioni della fornitura.
La terza dimensione riguarda la sicurezza informatica. La possibilità di accedere ai pesi e di modificare il funzionamento di un modello può consentire a soggetti malintenzionati di alterare o rimuovere alcune protezioni originariamente implementate dagli sviluppatori. Modelli privi di adeguate misure di sicurezza potrebbero essere utilizzati per facilitare alcune fasi di un attacco informatico o produrre contenuti ingannevoli. Proprio perché non tutti i modelli a pesi aperti presentano le stesse vulnerabilità non è possibile dedurre la presenza di compromissioni. Ciò implica che i sistemi open-weight devono essere verificati attraverso analisi tecniche specifiche, che considerino l’architettura del sistema, le modalità di distribuzione, le eventuali modifiche apportate e le condizioni in cui il modello viene eseguito.
Sovranità tecnologica
La valutazione dei rischi informatici si intreccia con una questione più ampia: la capacità dell’Unione Europea di mantenere un controllo effettivo sulle tecnologie strategiche da cui dipende. Come evidenziato da La Voce, la competizione internazionale sull’intelligenza artificiale riflette modelli di sviluppo differenti: gli Stati Uniti puntano prevalentemente su sistemi commerciali proprietari, la Cina ha favorito la diffusione di modelli aperti, mentre l’Europa cerca di rafforzare le proprie capacità tecnologiche. In questo scenario, l’accessibilità dei modelli cinesi può rappresentare un’opportunità per le imprese e i centri di ricerca europei, consentendo di sperimentare e adattare sistemi avanzati senza dipendere necessariamente da servizi commerciali esterni. Allo stesso tempo, però, un’adozione estesa di tecnologie sviluppate all’estero può creare nuove dipendenze, soprattutto quando le organizzazioni non dispongono delle competenze e delle infrastrutture necessarie per verificarne il funzionamento e gestirne i rischi.
La sfida europea consiste quindi nel conciliare i vantaggi dell’apertura tecnologica con la necessità di garantire sicurezza e autonomia decisionale. Ciò richiede adeguate garanzie nella gestione dei dati e investimenti nello sviluppo di capacità europee di ricerca. La sovranità tecnologica, in questa prospettiva, consiste nella capacità di adottare tecnologie sulla base di valutazioni autonome, preservando il controllo sulle infrastrutture e sui processi decisionali. L’esame dei modelli cinesi da parte delle istituzioni europee si inserisce proprio in questa esigenza. La capacità di valutarne indipendentemente i rischi diventa quindi una componente della sicurezza europea.
Rachele Riggio – Tirocinante Geodi