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Francia, la République sotto pressione: il difficile equilibrio tra conti pubblici e consenso

Fino a che punto uno Stato può mantenere le proprie ambizioni sociali quando lo spazio di manovra finanziario si restringe e il consenso politico necessario a riformare la spesa diventa sempre più difficile da costruire?

 

Si tratta di una domanda non semplice, alla quale, chi governa la Francia, dovrà trovare una risposta adeguata. 

È attorno a questa tensione che si sviluppa la riflessione proposta dal New York Times in un editoriale del 15 ottobre 2026 firmato da Mujtaba Rahman  nel quale la fragilità delle finanze pubbliche viene analizzata congiuntamente alle difficoltà del sistema politico e al malcontento delle nuove generazioni. 

Le difficoltà della Francia si sviluppano lungo tre direttrici principali: la frammentazione del sistema politico, la sostenibilità delle finanze pubbliche e il crescente malcontento delle giovani generazioni. Trattasi di fenomeni maturati nel corso degli anni e che contribuiscono a delineare un quadro nel quale le decisioni economiche risultano intrecciate agli equilibri istituzionali e alle aspettative della società. 

Sul piano politico, la crescita del sostegno alle forze di destra radicale rappresenta uno degli elementi che potrebbero influenzare gli equilibri in vista delle prossime elezioni presidenziali, che si terranno nel maggio 2027. 

Sul versante economico, l’elevato debito pubblico e il costo del finanziamento statale restringono i margini disponibili per le politiche di bilancio, mentre il malcontento giovanile, emerso attraverso le proteste studentesche contro le condizioni degli istituti scolastici e le incertezze relative alle prospettive professionali contribuiscono a rendere il quadro più delicato e complesso da gestire. Potrebbe sembrare un paradosso considerando che la Francia destina all’istruzione l’equivalente del 5,1% del proprio PIL, una quota superiore alla media dell’Unione europea. Tuttavia, secondo i dati richiamati nell’editoriale, oltre un quarto di questa spesa è destinato al pagamento delle pensioni degli insegnanti in quiescenza. L’insofferenza manifestata dalla popolazione scolastica non afferisce quindi esclusivamente all’entità dei finanziamenti, quanto piuttosto alla loro composizione e alla capacità di rispondere alle esigenze del sistema educativo nel suo complesso.

Una delle questioni centrali riguarda proprio la configurazione della spesa pubblica nazionale. Secondo le cifre riportate nell’articolo, circa un quarto della spesa statale è destinato alle pensioni, mentre un altro quarto finanzia i servizi sociali, dall’assistenza sanitaria ai sussidi di disoccupazione. Il peso di queste voci sul bilancio rende rilevante il confronto sulla sostenibilità nel lungo periodo, soprattutto alla luce dell’invecchiamento della popolazione e del prevedibile incremento dei costi associati alle prestazioni previdenziali.

La Francia presenta inoltre una lunga storia di disavanzi pubblici: nessun governo è riuscito a conseguire il pareggio di bilancio per 52 anni e il debito pubblico ha raggiunto il livello massimo di 4.000 miliardi di dollari, pari al 119% del PIL. Nel 2019, tuttavia, fu centrato l’obiettivo di riportare il deficit annuale entro l’obiettivo del 3% del PIL previsto dall’Unione europea. e difficoltà si sono intensificate durante la pandemia di COVID-19, quando il governo nazionale ha adottato misure straordinarie per sostenere l’economia durante le restrizioni. Nel 2020, il deficit pubblico è salito al 9,2% del PIL e il debito accumulato è aumentato di 335 miliardi di dollari in un solo anno. La Francia ha inoltre ridotto i sussidi legati alla pandemia più lentamente rispetto ad altri Paesi dell’Unione europea. Negli anni successivi, il governo ha stanziato ulteriori 95 miliardi di dollari per proteggere l’economia dagli aumenti dei prezzi dell’energia conseguenti all’invasione russa dell’Ucraina.

Rieletto nel 2022, Macron non può contare su una maggioranza assoluta presso l’Assemblea Nazionale, condizione che ha reso molto più complessa l’approvazione di riforme economiche e sociali. 

Quella pensionistica del 2023, che ha innalzato gradualmente l’età legale di pensionamento da 62 a 64 anni, è stata giustificata dall’esecutivo con la necessità di garantire la sostenibilità finanziaria del sistema previdenziale nel lungo periodo. La misura incontrava tuttavia una forte opposizione dell’opinione pubblica: secondo un sondaggio citato nell’editoriale, il 70% dei francesi era contrario alla riforma. Per procedere alla sua adozione, il governo ha fatto ricorso all’articolo 49.3 della Costituzione francese, che consente di approvare un testo senza una votazione finale ordinaria dell’Assemblea, salvo l’approvazione di una mozione di sfiducia.

Le resistenze sindacali e sociali furono fortissime, con settimane di scioperi e manifestazioni, che alimentarono il confronto sul funzionamento delle istituzioni e sulle modalità di costruzione del consenso. L’esperienza della riforma evidenzia le difficoltà di conciliare gli obiettivi di equilibrio finanziario con le aspettative dei cittadini e le resistenze di una parte significativa dell’opinione pubblica. 

 

Il confronto sulla politica di bilancio rappresenta uno dei principali nodi dell’attuale quadro politico francese. Il primo ministro Sébastien Lecornu ha presentato una proposta per il bilancio del 2027 che punta a ridurre il deficit al 5% del PIL attraverso misure di contenimento della spesa. L’esito del confronto parlamentare assume particolare rilevanza poiché un’eventuale mancata approvazione del bilancio potrebbe accrescere l’incertezza sui mercati e determinare un ulteriore aumento dei costi di finanziamento dello Stato. L’autore segnala che il costo dei nuovi prestiti pubblici francesi è già salito oltre quello registrato in Italia e Grecia. In uno scenario di ulteriore deterioramento, viene prospettata la possibilità di ricorrere al sostegno del Fondo monetario internazionale e della Banca centrale europea. 

Si tratterebbe di una misura drastica per la settima economia mondiale. 

Secondo l’analisi proposta nell’editoriale, le preoccupazioni dei mercati non riguardano specificamente il livello del debito pubblico. La capacità del sistema politico di raggiungere accordi sulle misure necessarie al riequilibrio dei conti è altresì importante, mentre la frammentazione parlamentare e le divergenze tra le principali forze politiche rendono più complesso definire una strategia di bilancio condivisa. In un quadro simile, ottenere la piena fiducia dei mercati finanziari internazionali può diventare estremamente complesso. Le attuali  prospettive politiche rendono lo scenario ulteriormente incerto. Le elezioni presidenziali previste per maggio e le successive elezioni legislative di giugno potrebbero modificare gli equilibri istituzionali, mentre la formazione di una maggioranza parlamentare rimane una questione aperta, con un risultato tutt’altro che scontato. Anche le proposte economiche delle diverse forze politiche sollevano interrogativi sulla possibilità di conciliare gli orientamenti ideologici con le esigenze di bilancio. Il confronto riguarda non soltanto le misure necessarie a contenere il deficit, ma anche la capacità di tradurle in decisioni politiche credibili, coerenti e adeguatamente condivise. 

La Francia è quindi chiamata a ridurre il deficit senza compromettere il finanziamento dei servizi pubblici e delle prestazioni sociali, al cui mantenimento i francesi prestano particolare attenzione. La capacità della politica di approvare le misure di bilancio e di ottenere il sostegno parlamentare sarà determinante anche al fine di rassicurare i mercati sul rimborso del debito e sul controllo della spesa pubblica.



Traduzione non ufficiale a cura di Manuel Francesco Agnello – Tirocinante GEODI

Coordinamento a cura di Ciro Sbailò

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