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Trump tra Putin e Zelensky: il prezzo geopolitico del petrolio russo

Testo originale: “Trump’s Deal With Russia Inflames War He Vowed to Swiftly End”, di Anton Troianovski e Luke Broadwater, pubblicato sul New York Times.

L’ostinata decisione del presidente ucraino di continuare ad attaccare le raffinerie russe evidenzia l’incapacità del presidente Trump nel porre fine a un conflitto che aveva promesso di risolvere.

 

La promessa mancata ed un accordo controverso 

Durante la campagna elettorale del 2024, il presidente Trump aveva promesso una riduzione dei prezzi e una rapida conclusione della guerra in Ucraina; a due anni di distanza, nessuna delle due promesse è stata mantenuta e nel suo affannoso tentativo di alleggerire i prezzi del carburante in vista delle elezioni di metà mandato, Trump ha creato ulteriore caos nei suoi tentativi di portare la pace in Ucraina.

Il rapporto di Trump con il presidente Zelensky, già teso dopo la decisione della settimana scorsa da parte degli Stati Uniti di revocare le sanzioni sul diesel russo, ha incontrato nuovi ostacoli giovedì quando il leader ucraino ha dichiarato che non avrebbe assecondato l’appello statunitense a non colpire le raffinerie russe. Nel frattempo il presidente russo Vladimir V. Putin ha respinto la richiesta di cessate il fuoco avanzata da Trump. La fine della guerra è così sembrata allontanarsi di più.

La divergenza con Zelensky e l’escalation del conflitto si sono combinate, creando una nuova vulnerabilità per la Casa Bianca, mettendo in evidenza la singolare benevolenza di Trump verso la Russia e la sua incapacità di porre fine alla più grande guerra in Europa da generazioni.

Non risulta che la Russia abbia fatto alcuna concessione in cambio della decisione di Trump di revocare le sanzioni sul diesel, e la mossa non ha ancora alleviato il peso dei prezzi alla pompa. Giovedì il prezzo medio del diesel negli Stati Uniti era di circa 6,32 dollari al gallone, contro i 6,29 di una settimana prima, secondo l’AAA.

 

La scommessa elettorale della Casa Bianca

Ma la Casa Bianca sembra sperare che agli elettori stia più a cuore l’impegno di Trump per abbassare i prezzi piuttosto che le sorti dell’Ucraina, e che non siano più sorpresi dal suo atteggiamento indulgente nei confronti di Putin. L’accordo sul diesel è già diventato un cavallo di battaglia per Trump nel tentativo di aiutare i repubblicani a non perdere il controllo del Congresso nelle elezioni del 3 novembre. In un recente comizio a Syracuse, nello stato di New York, Trump ha citato l’accordo come prova del suo lavoro per far scendere i prezzi della benzina. “La Russia ha accettato di inviarci milioni e milioni di barili di petrolio e del suo diesel”, ha dichiarato, “È ciò di cui abbiamo davvero bisogno”.

I funzionari dell’amministrazione hanno sostenuto che stringere accordi con la Russia potrebbe aprire la strada per la pace in Ucraina, dimostrando a Putin e ai falchi che lo circondano che un solido rapporto postbellico con gli Stati Uniti sarebbe possibile.

 

Le reazioni a Washington 

Tuttavia i democratici, e persino alcuni repubblicani, hanno reagito con indignazione all’accordo sul diesel stretto da Trump con Putin; molti lo hanno visto come la mossa filorussa più eclatante finora compiuta da un’amministrazione che, al di là delle parole di riguardo di Trump verso Putin, ha mantenuto in vigore molte delle politiche dell’era Biden a sostegno dell’Ucraina.

“Dobbiamo abbassare i prezzi del diesel”, ha dichiarato martedì durante un dibattito Ashley Hinson, candidata repubblicana al Senato per l’Iowa, “ma non credo che per farlo sia necessario stringere un accordo con la Russia”.

Questa settimana, un gruppo bipartisan di senatori ha chiesto a Trump di revocare la decisione di alleggerire le sanzioni sul diesel, definendo l’accordo un “regalo al nostro avversario”. 

Meaghan Mobbs, conservatrice e sostenitrice di una politica pro-Ucraina, ha definito il tentativo di Trump di offrire incentivi economici alla Russia “una politica molto in stile Obama 2.0”, un grave insulto nella Washington di Trump, dato lo status di paria di cui gode l’ex presidente Barack Obama nell’attuale amministrazione.

Trump “è stato messo in imbarazzo da Putin”, ha dichiarato la signora Mobbs in un’intervista telefonica dall’Ucraina, riferendosi alla violazione quasi immediata da parte della Russia del cessate il fuoco sugli obiettivi energetici proclamato da Trump lo scorso fine settimana; “Non riesco a immaginare un dito medio più grande di questo”.

 

Un’opinione pubblica distratta 

Mobbs e altri esperti hanno affermato che è poco probabile che questo scontro influisca sulle elezioni di metà mandato, data la concentrazione degli elettori sulle questioni economiche; è la guerra in Iran, non la guerra in Ucraina, ad aver inasprito gli americani mentre fanno i conti con l’aumento dei prezzi del carburante.

Tuttavia, l’atteggiamento amichevole di Trump nei confronti di Putin lo colloca ai margini dell’opinione pubblica americana, anche tra i repubblicani, come mostrano i sondaggi; a marzo il Pew Research Center ha rilevato che l’83% degli americani aveva un’opinione sfavorevole della Russia, stessa percentuale riscontrata tra gli elettori repubblicani.

Ma Trump potrebbe aver ragione se scommette sul fatto che la Russia sia scesa nella lista delle preoccupazioni degli elettori; un sondaggio condotto a luglio dal Chicago Council for Global Affairs ha rilevato che il 42% degli americani considerava le ambizioni territoriali della Russia come una “minaccia critica”, in calo rispetto al 50% di due anni fa e al 67% registrato subito dopo l’inizio dell’invasione russa nel 2022.

“Penso che l’opinione pubblica non sia concentrata sull’Ucraina”, ha affermato Bruce Stokes, esperto di politica estera e opinioninista  presso il think tank German Marshall Fund: “C’è semplicemente troppo altro in corso”.

 

Kiev e Washington: dal disgelo allo scontro

Lo scontro tra Trump e Zelensky nell’ultima settimana si è evoluto nella più grave rottura nelle relazioni tra Stati Uniti ed Ucraina dalla discussione pubblica dei due presidenti nello Studio Ovale nel febbraio del 2025. L’Ucraina e i suoi sostenitori hanno lavorato duramente per conquistare il favore di Trump, anche corteggiando gli influencer del movimento MAGA e stringendo un accordo per cedere agli Stati Uniti una quota delle riserve minerali ucraine. 

A tratti Trump è sembrato impressionato da Zelensky e dalla determinazione dell’Ucraina; a giugno lo ha lodato definendolo “coraggioso” e affermando che stava combattendo con “grandi uomini”.

Ma nel corso dell’estate, mentre i prezzi del carburante salivano e si avvicinavano le elezioni di metà mandato, Trump e la sua amministrazione si sono mostrati sempre più preoccupati per l’impatto della guerra sui costi dell’energia. 

Il 31 luglio il vicepresidente JD Vance ha telefonato a Zelensky, e i due “hanno discusso le conseguenze della guerra della Russia sui mercati globali”, secondo quanto riferito dall’ufficio del presidente ucraino.

 

Una rottura che può peggiorare 

Negli ultimi mesi i principali inviati di Trump per la guerra in Ucraina, Steve Witkoff e Jared Kushner, così come lo stesso Vance, hanno tutti chiesto a Zelensky di non colpire le raffinerie di petrolio russe, secondo una persona a conoscenza di questi colloqui. La fonte ha parlato a condizione di anonimato per discutere di delicate questioni diplomatiche.

Il 13 settembre Trump ha dichiarato: “Zelensky deve fare una cosa: deve smetterla di mettere fuori uso il carburante diesel in Russia”

I dati sulle esportazioni mostrano che la crisi nell’approvvigionamento di diesel è stata causata principalmente dalla guerra in Iran, sebbene anche gli attacchi alle raffinerie di petrolio russe abbiano giocato un ruolo. L’Ucraina si è detta disposta a sospendere i blitz contro le raffinerie se la Russia avesse fermato i propri attacchi alle infrastrutture energetiche ucraine. Putin ha rifiutato.

Venerdì Trump ha comunque sospeso le sanzioni sul diesel russo. La rabbia di Zelensky è cresciuta questa settimana a causa delle insinuazioni da parte di funzionari ucraini secondo cui gli Stati Uniti starebbero interrompendo il supporto di intelligence e il servizio Internet satellitare Starlink per l’esercito ucraino. I funzionari statunitensi hanno affermato che la condivisione di informazioni di intelligence non è stata ridotta. 

Giovedì, un gruppo bipartisan di senatori ha chiesto un’indagine del Pentagono sulle interruzioni.

In un’intervista pubblicata giovedì dal Financial Times, Zelensky ha dichiarato che l’Ucraina aveva sospeso gli attacchi alle raffinerie per tre giorni per soddisfare la richiesta di Trump, ma che ora li stava riprendendo. Ha criticato Trump per aver stretto accordi con Putin e per aver apertamente ammirato leader autoritari rimasti aggrappati al potere.

Come può Trump “essere suo amico?” ha aggiunto Zelensky, “Penso sia un errore”.

I sostenitori repubblicani dell’Ucraina temono ora che gli attacchi di Zelensky possano peggiorare le cose; mentre il presidente statunitense rimuginava su Zelensky durante il fine settimana, alcuni critici del presidente ucraino nella cerchia di Trump hanno telefonato a quest’ultimo per sfogare tali risentimenti, ha riferito la fonte informata.

La signora Mobbs, che gestisce un’organizzazione benefica che fornisce aiuti umanitari all’Ucraina, si è detta dubbiosa sul fatto che gli attacchi di Trump contro Zelensky possano influenzare il modo in cui gli americani vedono l’Ucraina. Ma le critiche di Zelensky, ha aggiunto, potrebbero influenzare Trump.

“Non so cosa creda di poter ottenere aumentando la pressione», ha affermato la signora Mobbs, il cui padre, Keith Kellogg, ha ricoperto il ruolo di inviato di Trump in Ucraina lo scorso anno. “Non finirà bene, secondo me, sulla base di ciò che sappiamo sulla psicologia del presidente”.

 

Traduzione non ufficiale a cura di Giuseppe Pio Pellegrino – Tirocinante Geodi

Coordinamento a cura di Ciro Sbailò

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