Washington sfida Bruxelles: i dazi diventano un'arma nella guerra delle regole digitali
- 30 Ottobre 2026
Washington torna a collegare le concessioni commerciali nel settore siderurgico alle norme digitali dell’Unione europea. Come emerge da una recente analisi di Politico, gli Stati Uniti hanno avvertito Bruxelles che non ridurranno i dazi sui prodotti siderurgici europei e su una serie di altri beni a meno che l’Unione non mostri maggiore flessibilità nell’applicazione del Digital Markets Act (DMA).
La vicenda rischia di compromettere la distensione seguita all’attuazione dell’accordo commerciale tra UE e Stati Uniti, raggiunto nel 2025 presso il resort di golf di Donald Trump a Turnberry, in Scozia, ed entrato in vigore il 1° luglio 2026. Le nuove pressioni di Washington potrebbero infatti riaccendere le tensioni commerciali transatlantiche in un momento delicato per l’amministrazione statunitense, a pochi giorni dalle elezioni di medio termine statunitensi del 3 novembre 2026.
Il Digital Markets Act
Il Digital Markets Act è il regolamento dell’Unione europea volto a rendere i mercati digitali più equi e concorrenziali, limitando il potere delle grandi piattaforme tecnologiche. Proposto dalla Commissione europea nel dicembre 2020, è stato adottato dal Parlamento europeo e dal Consiglio il 14 settembre 2022, pubblicato nella Gazzetta ufficiale il 12 ottobre dello stesso anno ed entrato in vigore il 1° novembre 2022. La sua applicazione è iniziata il 2 maggio 2023.
Il DMA è uno dei principali strumenti normativi europei per contrastare gli squilibri concorrenziali nei mercati digitali. Il regolamento integra, senza sostituirle, le norme UE in materia di concorrenza e introduce obblighi e divieti specifici per le grandi piattaforme che svolgono il ruolo di gatekeeper, ossia controllori dell’accesso a importanti servizi digitali.
Le imprese che forniscono servizi di piattaforma di base devono notificare alla Commissione europea il possesso dei requisiti previsti dal regolamento. La Commissione dispone quindi di quarantacinque giorni lavorativi per valutare la notifica e designare formalmente i gatekeeper. Dalla designazione, le aziende interessate hanno generalmente sei mesi per conformarsi agli obblighi applicabili.
L’obiettivo del DMA è impedire che le piattaforme dominanti sfruttino la propria posizione per limitare la concorrenza o ostacolare l’accesso al mercato da parte di altre imprese. Il regolamento introduce una serie di obblighi e divieti che incidono sulle strategie commerciali delle grandi aziende tecnologiche, con conseguenze anche per i consumatori, che possono beneficiare di una maggiore possibilità di scelta e di condizioni di accesso più eque ai servizi digitali.
I precedenti
Come riportato da Politico, non è la prima volta che Washington tenta di subordinare gli aiuti per il settore siderurgico alle norme digitali dell’UE. Il caso attuale infatti non è isolato. Già nel novembre 2025, durante una visita a Bruxelles, il Segretario al Commercio statunitense Howard Lutnick si era offerto di affrontare le preoccupazioni europee relative ad acciaio e alluminio qualora l’UE avesse ammorbidito le proprie norme sul digitale. Teresa Ribera, vicepresidente esecutiva della Commissione europea e responsabile per la Concorrenza, aveva denunciato l’offerta come un “ricatto”, ribadendo che le norme europee non erano negoziabili.
Il confronto riguarda una normativa che incide soprattutto sulle grandi piattaforme statunitensi, alcune delle quali sono state designate dalla Commissione come gatekeeper. Dall’aprile 2025, Bruxelles ha inflitto ad Apple, Meta e Google sanzioni per un totale di 1,59 miliardi di euro sulla base del DMA.
La controversia riguarda, quindi, la legittimità e le finalità della regolamentazione europea. L’ambasciatore statunitense presso l’UE, Andrew Puzder, ha messo in dubbio le motivazioni di Bruxelles, chiedendosi se l’applicazione del DMA miri effettivamente a promuovere la concorrenza o a generare entrate dalle imprese americane a vantaggio dell’Europa. La Commissione europea, dal canto suo, ha rifiutato di commentare le nuove pressioni statunitensi.
Il legame tra regolamentazione digitale e commercio transatlantico
Il confronto sul Digital Markets Act si inserisce in un rapporto commerciale caratterizzato da una forte interdipendenza economica, ma anche da crescenti divergenze sulle politiche regolatorie. Le nuove pressioni statunitensi evidenziano come gli impegni commerciali possano diventare uno strumento di negoziazione anche su questioni che riguardano settori differenti.
Il collegamento tra le due questioni risiede negli interessi economici coinvolti. Il DMA disciplina l’accesso ai mercati digitali e impone obblighi alle grandi piattaforme designate dalla Commissione europea, molte delle quali statunitensi. Washington contesta l’impatto di queste regole sulle proprie imprese e chiede maggiore flessibilità nella loro applicazione. La prospettiva di collegare tali richieste alle concessioni tariffarie estende il confronto oltre il settore tecnologico, coinvolgendo anche comparti industriali tradizionali.
Questa dinamica evidenzia come le divergenze regolatorie possano ripercuotersi sulla più ampia relazione economica tra le due sponde dell’Atlantico. La regolamentazione digitale diventa quindi un elemento del negoziato commerciale tra due partner che perseguono interessi economici e strategici non sempre coincidenti.
Le clausole di salvaguardia e il rischio commerciale
L’accordo commerciale raggiunto a Turnberry ha previsto un tetto tariffario del 15% per la maggior parte delle esportazioni europee verso gli Stati Uniti. Tuttavia, i dazi statunitensi su acciaio e alluminio, nonché su determinati prodotti derivati, restano un punto critico. Per questi ultimi, il quadro attuativo prevede una verifica specifica degli impegni statunitensi entro la fine del 2026. Bruxelles ha inoltre chiesto l’esenzione dai dazi per una serie di prodotti, tra cui pasta, formaggi, vini e liquori.
In base al regolamento europeo 2026/1455 che attua l’accordo commerciale, la Commissione deve riferire al Parlamento europeo e ai governi degli Stati membri sul trattamento tariffario statunitense dei prodotti siderurgici e di alluminio derivati entro la fine dell’anno. Qualora Washington continuasse ad applicare a tali prodotti dazi superiori al 15%, la Commissione potrebbe sospendere l’applicazione delle preferenze tariffarie europee per le categorie di beni interessate.
Il quadro normativo prevede dunque strumenti di risposta, ma il loro eventuale utilizzo comporterebbe una valutazione degli effetti economici e politici. Una sospensione delle concessioni potrebbe aumentare la pressione negoziale su Washington e rischierebbe di alimentare una nuova escalation commerciale. Il confronto evidenzia così una tensione tra due esigenze: preservare una relazione commerciale strategica e mantenere autonomia nell’applicazione delle norme europee. L’evoluzione della controversia dipenderà dalla capacità delle due parti di gestire le divergenze senza compromettere ulteriormente la stabilità degli scambi.
Gli scenari per Bruxelles
Per Bruxelles si apre una fase delicata, nella quale sarà necessario conciliare la difesa delle proprie regole con l’esigenza di preservare la stabilità degli scambi commerciali. Un’eventuale risposta europea dovrà tenere conto sia dell’autonomia regolatoria dell’Unione sia dei costi economici di un nuovo confronto tariffario.
Una prima possibilità è proseguire il dialogo con Washington al fine di trovare una soluzione che consenta di gestire le divergenze commerciali senza modificare gli obiettivi fondamentali della normativa europea. Un compromesso negoziale potrebbe contribuire a ridurre le tensioni, ma non può essere dato per scontato, soprattutto se le due parti mantengono posizioni distanti sull’applicazione del DMA.
Qualora il confronto non producesse risultati, l’UE potrebbe valutare gli strumenti previsti dall’accordo commerciale e dalla propria legislazione. Il regolamento attuativo consente, alle condizioni stabilite, di sospendere determinate concessioni tariffarie. A ciò si aggiungono strumenti più ampi, utilizzabili soltanto in presenza dei rispettivi presupposti giuridici. Tra questi rientra lo strumento anti-coercizione dell’UE, introdotto per contrastare la coercizione economica esercitata da paesi terzi sulle scelte sovrane dell’Unione o dei suoi Stati membri. Tuttavia, il suo impiego richiede una valutazione specifica della situazione e il rispetto della procedura prevista dalla normativa.
Un’ulteriore opzione consiste nel ricorso al sistema di risoluzione delle controversie dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), previsto nel caso in cui l’UE ritenesse che determinate misure statunitensi violino gli obblighi commerciali internazionali e applicato sulla base di procedure di consultazione e accertamento.
La scelta tra negoziato e strumenti di risposta dipenderà pertanto dalla natura delle misure statunitensi, dai margini giuridici a disposizione dell’UE e dai possibili effetti sulle imprese europee. Più che una semplice questione tariffaria, la controversia mette alla prova la capacità dell’Unione di difendere le proprie regole senza compromettere una relazione economica di rilevanza strategica.
Tra autonomia normativa e interessi commerciali
La controversia sul Digital Markets Act evidenzia come la regolamentazione digitale sia diventata un terreno di confronto tra interessi economici e priorità strategiche. Per Washington, gli obblighi imposti alle grandi piattaforme possono rappresentare un ostacolo per le imprese statunitensi, invece, per Bruxelles, il regolamento costituisce uno strumento per promuovere condizioni di concorrenza più eque nel mercato europeo.
La questione centrale è quindi se le divergenze possano essere gestite attraverso il dialogo commerciale oppure se le concessioni tariffarie continueranno a essere utilizzate come leva per influenzare le scelte normative europee. L’esito del confronto potrebbe incidere sugli scambi tra Stati Uniti e UE e sulla capacità dell’Unione di mantenere una propria linea regolatoria in un contesto internazionale caratterizzato da una crescente competizione economica e tecnologica.
Rachele Riggio – Tirocinante GEODI